lunedì 18 febbraio 2013

Il dubbio


Con un personaggio di rilievo del genere, con un vasto pubblico pronto ad ascoltare e credere ciecamente ad ogni cosa che dice, è ritenuto pericoloso dai poteri forti che devono assicurarsi che non tutte le verità vengono spifferate.


Beppe Grillo è stato il migliore allievo di Giacinto Auriti, professore di economia, che denunciò pesantemente la truffa del Signoraggio, eppure il fu comico genovese parlò dello scandalo della moneta a debito solo in uno spettacolo risalente al 1998. Cosa può essere successo, perché non parla più della radice di tutti i mali, la creazione di denaro dal nulla. Andando a spulciare la carriera di Beppe Grillo, si può scoprire che negli ultimi anni la Casaleggio Associati ha assunto una società editrice del comico genovese.

La Casaleggio Associati nasce il 22 gennaio 2004 a Milano da 5 persone: Enrico Sasson, Gian Roberto Casaleggio, Luca Eleuteri, Davide Casaleggio e Mario Bucchich.
La mission ufficiale dell’azienda è di sviluppare una consulenza strategica di rete per le aziende e di realizzare rapporti sull’economia digitale. Nel loro sito ufficiale è pubblicato un video molto eloquente e allo stesso tempo allarmante: “PROMETEUS: IL FUTURO DEI MEDIA”, si tratta della visione futurista che i soci fondatori della Casaleggio hanno a livello di Media. 

La Casaleggio Associati sponsorizza, oltre al resto, ha sponsorizzato un video gioco chiamato “SECOND LIFE”. Un video gioco di ruolo destinato alla massa. Un intrattenimento virtuale che unisce giocatori di tutto il pianeta, tramite il proprio avatar, possono vivere una seconda vita, con un proprio conte corrente e relazioni amorose.

Perché (clicca qui PROMETEUS.) Prometeo è una figura della mitologia greca, titano, figlio di Giapeto e di Climene, che sottrae il fuoco, simbolo della luce, per riportarla agli uomini sulla terra. La strana coincidenza, per chi ci crede naturalmente, è lo stesso fuoco che ha portato Lucifero dal regno dei cieli. La Casaleggio, adottando il simbolo di Prometeo, non sarà sicuramente esoterica, ma è significativo che davanti al Centro Rockefeller di New York si staglia una statua gigante di Prometeo, voluta proprio dal magnate in persona!

Ma ritorniamo ai soci fondatori della Casaleggio Associati, che secondo Marcello Pamio, dal sito finanzachiaro.it, afferma: "Per capire il quadro generale, rimanendo però sempre collegati con la Casaleggio Associati , è necessario conoscere la Webegg Spa : un gruppo multidisciplinare per la consulenza delle aziende in Rete, controllata per il 59,8 % da I.T. Telecom Spa (controllata a sua volta al 100% da Telecom Italia.

-Gianroberto Casaleggio è stato Amministratore Delegato e Direttore Generale della Webegg.
-Luca Eleuteri (socio Casaleggio) tra il 2000 e il 2003 lavorava nella Direzione Generale di Webegg.
-Mario Cucchich, fino al settembre 2003 è stato Responsabile Comunicazione e Immagine del Gruppo Webegg.
-Enrico Sasoon entra il 15 gennaio 2001 nel Consiglio di amministrazione di Webegg
-Maurizio Benzi, Marketing di Webegg e stranamente, organizzatore dei Meet-up di Grillo a Milano"

Su cinque soci della Casaleggio, ben quattro lavoravano per la Webegg Spa con incarichi molto prestigiosi e importanti! E poi cos’è successo? Tra giugno e agosto 2004, la IT Telecom Spa sigla un accordo con Value Partner Spa per la cessione del pacchetto azionario detenuto in Webegg Spa, pari al 69,8% del suo capitale, al prezzo di 43 milioni di euro, il restante 30,2% è posseduta da Finsiel (79,5% Telecom Italia).

Value Partners è la più grande società di consulenza strategica di origine italiana! Nel gennaio 2004 quindi dopo pochi mesi, come è stato detto, i cinque fondano a Milano la Casaleggio Associati. Questo dato è molto interessante perché risulta che gli attuali editori di Beppe Grillo hanno lavorato fino a pochi anni fa, all’interno di una società della Telecom Italia, la stessa soggetto di attacchi (certamente giusti) da parte del comico genovese.

Nel 2004 la Casaleggio annuncia la partnership con Enamics, una società statunitense fondata nel 1999, leader del Business Technology Management (BTM). La Enamics ha come “clienti” potentissime corporation del calibro di: Pepsico, JP Morgan, Northrop Grumman, US Department of Tresury (Dipartimento del Tesoro USA), BNP Paribas, American Financial Group,ecc. Tra queste, quella che più c’interessa è la banca d’affari JP Morgan, perché rientra nell’impero dei Rockefeller, una delle famiglie che controllano il mondo!

E’ molto indicativo venire a conoscenza che l’editore di Beppe Grillo (nonostante le giustissime campagne contro l’inquinamento ambientale, le energie alternative, i biocarburanti, l’idrogeno, ecc.) abbia tra i partner proprio quella banca (JP Morgan), che ha interessi economici enormi in ogni dove, e soprattutto nel comparto bancario, energetico e/o petrolifero!

Tra le compagnie che detiene nel portafoglio la JP Morgan c’è anche la multinazionale Monsanto. Una compagnie che si occupa del settore alimentare che promuove cibi tipo OGM, dalle quali Grillo non parla mai dei probabili danni di questi alimenti, anzi definisce paranoico chi sostiene l’incontrario. Come definisce ossessionato Pascucci, suo mentore per i suoi spettacoli negli anni ’90 contro il Signoraggio Bancario. Grillo sa delle scie chimiche che attraversano il nostro paese, e non solo, questi strani fenomeni che si vedono nei cieli? E’ possibile pensare che tali scie non sono altro che inquinanti per le piantagioni, giustificando il ricorso della modificazione genetica, gli OGM per l’appunto? Il Grillo ambientalista, perché non ne parla, perché non fa una campagna d’informazione contro queste scie? Resta il dubbio se il fenomeno Grillo è anch’esso un prodotto nuovo da dare alle masse.

Il fenomeno Grillo l’ho abbiamo già vissuto, un reflusso, un ritorno ad una sorta di contestazione a tutto campo. Come non ricordare il fenomeno dell’uomo qualunque, il “Qualunquismo”. Un qualunquismo dell’immediato dopo guerra fu un fenomeno apparentabile al Grillismo. Un movimento anche lì, che faceva ad un personaggio eccentrico, Guglielmo Giannini, un giornalista brillante, spregiudicato nel linguaggio. Riuscì a sconvolgere, si inserì in un atmosfera che aveva bisogno di questi toni eclatanti, di quella retorica, che è ritornata con Grillo, piena di esagerazione, di parole grosse, di parole forti. Guglielmo Giannini, reintrodusse la parola zebedei, che sconvolse i nostri nonni ed i nostri padri, ma lui se ne giovò per polemizzare con i suoi oppositori. Il qualunquismo ai suoi tempi ebbe una affermazione che in qualche modo sembra annunciare quella che potrebbe avere Grillo alle prossime elezioni.

La simbiosi dei due personaggi è molto simile, trovando queste analogie in molti paesi, in cui un personaggio dilatato, esagerato viene fuori imponendosi. Si impone alla fantasia di elettori stanchi, usurati, delusi in momenti storici particolarmente difficili, come questo che stiamo attraversando, e come era nel ’46 in Italia dell’uomo qualunque.

Fatte le debite proporzioni il Messico ha avuto Pancio Villa, la Francia ha avuto Alfred Bougeard, gli Stati Uniti d’America hanno avuto Michael Moore, possono essere accostati a Beppe Grillo. Beppe Grillo è un personaggio abile, un capo popolo, un monologhista, una persona competente alla comunicazione. Conosce il popolo, conosce i punti deboli, conosce i momenti in cui affondare le proprie ragioni. Bravissimo, tramite la Casaleggio Associati, ad usare la tecnica digitale, mentre intorno abbiamo dei politici più portati alla pastorizia , giovandosi come un rivoluzionario di altri tempi che usavano i forconi. Grillo è il proprietario del movimento, usando il movimento come se fosse il suo vestito personale, il padrone di questa iniziativa politica.
Ora che cosa succederà a questo movimento a gestione padronale, non lo possiamo sapere, ma sappiamo sicuramente l’esperimento di Parma. Parma era una città desolata e distrutta dalle precedenti amministrazioni e questo cambiamento che si deve al M5S, ha aperto i cuori alla speranza, ma la speranza è lenta a muoversi, ed anche i grillini sono lenti, perché fino ad ora non è successo niente. Almeno i parmigiani si sono liberati di una gestione terrificante degli ultimi anni. La sfida che attende il movimento è quella di contrapporre il leaderismo e la democrazia, come scrive Pirgiorgio Corbetta su Panorama “Il leaderismo contiene un ambiguità di fondo nei confronti della democrazia: si pone come difensore della restituzione ai cittadini dello scettro della politica contro i traditori che se ne sono impossessati, ma nello stesso tempo scivola verso forme di leadership, carismatica che sono la negazione della democrazia.” Se il movimento non sarà in grado di risolvere la tematica, sarà un episodio che appare con forza, ma subito dopo si dissolverà.





















domenica 27 gennaio 2013

Porte girevoli



Da più parti aleggia nel ceto parlamentare, di affidare la presidenza della Repubblica Italiana al presidente della banca centrale europea (BCE) a Mario Draghi. Ma chi è Mario Draghi, cosa ha fatto nella sua lunga carriera di super tecnico dell’economia ed ora fregiato alla nomination della più alta carica dello Stato Italiano?

Per 10 anni consecutivi, dal 1991 al 2001, Mario Draghi è stato il nostro direttore generale nel ministero del tesoro. Il direttore generale, immediatamente sotto il ministro, di un qualunque ministero, controlla la burocrazia e tutti gli atti amministrativi del ministero. Le funzioni del ministero del tesoro, che oggi non esiste più, perché nel 2001 si è fuso con il ministero del bilancio per diventare il ministero dell’economia, è di occuparsi del debito pubblico, della gestione della cassa della tesoreria dello stato.

In questi anni il debito pubblico è schizzato, ovvero uno dei maggiori responsabili del debito pubblico italiano, al di là della politica, c’è una responsabilità personale da pubblico impiegato di Mario Draghi, cioè dell’attuale presidente della BCE. Andando avanti, dal 1993 al 2001, il nostro ex direttore generale del ministero del tesoro, è stato presidente delle commissioni per le privatizzazioni italiano. Il governo italiano, tramite Mario Draghi, ha fatto una grande opera di dismissione del patrimonio pubblico, come le banche di interesse nazionale: Banca Commerciale, Credito Italiano, Banco di Roma che sono state date e svendute al mercato, così come altre imprese strategicamente importanti per L’Italia (clicca qui).

In tutta questa campagna di privatizzazioni, Mario Draghi è stato l’artefice, l’ideologo principe, è stato colui che ha costruito questa grande svendita di stato. Quindi Mario Draghi ha una doppia responsabilità, il debito pubblico e di aver svenduto beni che erano del popolo italiano, al privato, ad un prezzo che è al di sotto del valore di mercato, con una perdita netta in conto capitale. Il risultato è stato che è aumentato il valore delle spese, diminuendo la cassa. 

Oggi questo signore deve essere accusato con una responsabilità anche per una altro fatto, in quanto dal 2002 al 2005, prima che diventasse governatore della Banca d’Italia, è stato vice presidente della banca americana della Goldman Sachs. Tale banca è una delle più grandi banche d’affari al mondo. Una banca che si occupa di consigliare i governi nella privatizzazione e nelle opere di dismissione del patrimonio pubblico nei confronti del privato.

La Goldman Sachs, banca d’affari, è stata creata nel 1869 da un ebreo tedesco (Marcus Goldman) e da un generale americano (Samuel Sachs). La banca nel corso degli anni ha conseguito una serie di affari e nel 1929 l’anno della grande depressione, della grande crisi, stava rischiando il fallimento, in quanto aveva truffato una serie di persone applicando quello che va sotto il nome di Schema Ponzi.

Lo schema Ponzi consiste di prendere i soldi ad una persona promettendo dei lauti guadagni, delle facili rendite e con quei soldi convincendo un’altra persona, con il risultato di pagare gli interessi con i soldi dell’ultima persona. Ponzi era un immigrato italiano negli Stati Uniti, che ha inventato questo meccanismo. Ad ogni cittadino immigrato italiano, prendeva 2 dollari promettendogli degli interessi cospicui, alla fine riuscì a fare 15.000.000 $.

Questo meccanismo è stato adottato, come detto, dalla Goldman Sachs. Meccanismo finanziario migliore per truffare il prossimo.

La stessa cosa ha fatto la Goldman Sachs nel 2010, ed è imputata dello stesso reato. Questa grande banca d’affari non solo ha l’ideologia perversa del libero mercato e di quella che va a consigliare i governi a svendere beni nazionali a poche persone, compiendo tanto di quei misfatti, passando alla storia per essere non una banca d’affari, ma una grande bancarella che serve per andare a fare affari soltanto per i loro clienti e i loro proprietari.

Di tutto questo Mario Draghi, non solo è artefice, non solo è responsabile, ma è un perno fondamentale di questo sistema. Finito questo sistema è andato a fare il governatore prima alla Banca d’Italia, poi alla Banca Centrale Europea, con una domanda: “Con un conflitto d’interesse o no?”
E’ evidente che la risposta rimarrà elusa.

La Goldman Sachs, banca dai più grandi poteri finanziari al mondo, usa un sistema che si chiama REVOLVING DOORS (porte girevoli), nel senso che entrano da lei dei politici, trasformandosi in finanzieri, o entrano dei finanzieri che si trasformano in politici. Un grande meccanismo di gente che si traveste, stile Udinì, facendo carriera ed immessa nelle stanze dei segreti e dei misteri. Questa gente infine acquisisce capacità sacerdotali per amministrare l’economia, trasformandosi in guida per la società.

Tutto questo crea chiaramente un problema. Un problema che oggi va sotto il nome di Mario Monti, cioè un meccanismo scellerato per cui alcune persone cercano di trarre in inganno il prossimo, convincendole di cose che non esistono. I mentecatti della peggiore specie si permettono di vendere fumo in un pacco regalo o facendo il gioco delle tre carte, cercando di guadagnare qualche euro per sopravvivere truffando il prossimo. Chi lo fa a livello più sofisticato, più subdolo perché ha capacità tecniche, cognizioni scientifiche e soprattutto potere illimitato, è ancora maggiormente più responsabile. Non possiamo prendercela soltanto con chi ruba i mandarini, giustificato per fame, però chi non ha fame e fa questo per truffare milioni di persone, facendole soffrire, convincendole di cose astratte, è ancora più responsabile.

Bisogna porre rimedio a tutto questo meccanismo atroce, che genera solo disperazione. Qui non stiamo parlando di teorie complottistiche. Molte volte sui social network, che sulla stampa si sente parlare della Trilaterale o il gruppo Bilderberg. Non ritengo che queste organizzazioni siano effettivamente dei poteri occulti che vada a dirigere il mondo, però si faccia questa considerazione. Perché sorge una organizzazione. Per difendere alcuni interessi. E’ come un organizzazione sindacale che nasce per difendere gli interessi dei lavoratori. E’ qual’è l’interesse della Trilaterale o del gruppo Bilderberg, fare in modo che la loro ideologia abbia il sopravvento su altre ideologie, cioè fanno politica ai massimi livelli, facendo in modo di convincere che il libero mercato è l’unica salvezza dello spirito umano, l’unica salvezza per il popolo. 

Queste organizzazioni tuttavia, spiegano le loro considerazioni non in maniera democratica, muovendo le file nazionali, usando sistemi di pressione, facendo in modo che i pochi appartenenti siano nel gota delle classi dirigenti e pezzi di società, decidendo il destino degli altri al di fuori delle regole democratiche.

Mario Draghi, con le sue logiche, con le sue idee, con le sue politiche monetarie risponde al popolo europeo, alla commissione europea, al parlamento europeo, alle regole della democrazia europea o a lobby di poteri finanziari. Sembra evidente che Mario Draghi risponde ad altre logiche che non sono quelle della salvezza dei popoli europei, ma agli interessi dei profitti, degli utili ed alle rendite, solo di alcuni prescelti.

domenica 13 gennaio 2013

Crack globale


Perché è scoppiato questo crack finanziario, c’è un potere occulto che manovra in modo così potente e oscuro? Solo dopo l’inchiesta Cordova si è scoperta la potenza della massoneria, cioè una forza di legare a se mafia, servizi segreti e poteri illeciti. Inchiesta svoltasi in un piccolo paesino della Calabria, Palmi. Questo paese non e' certo Milano, o Roma o Palermo, eppure negli uffici giudiziari di questo piccolo centro calabrese si e' sviluppata la più importante inchiesta sugli intrecci tra poteri occulti, apparati dello Stato, alta finanza e mafia. Se Falcone a Palermo è riuscito a dare un volto alla gerarchia di Cosa Nostra, se Di Pietro a Milano ha messo a nudo il sistema della corruzione politica e imprenditoriale, Agostino Cordova appunto a Palmi ha svelato per primo le "generalità " di un super potere in grado forse di spiegare molti misteri della storia d'Italia degli ultimi trent'anni. In 7 anni di lavoro, Cordova e' riuscito a collegare inchieste di argomenti più diversi con un unico filo conduttore che lega la massoneria deviata a tanti illeciti: dal commercio dei rifiuti tossici alle tangenti sulla Sanità; dal traffico di valuta alle operazioni finanziarie più spericolate, dall'import/export di armi nucleari alle truffe ai danni delle più grandi aziende di Stato. Scoprendo a volte realtà sconvolgenti, come per esempio la nascita' di una




societa' al 50% tra un gruppo come quello di Raoul Gardini e una famiglia tra le più chiacchierate come quella del boss Piromalli in Calabria, attirati dai colossali affari legati alla centrale di Gioia Tauro. Nell’ultima indagine di Cordova, quella sulla P2 ha denunciato lui stesso gli intralci di due suoi grandi oppositori: l'ex capo dello Stato, Francesco Cossiga e l' ex ministro della Giustizia, Claudio Martelli.Daniel Estulin (autore, giornalista investigativo ed ex agente del K.G.B.) scrive: «Nel 1982, John Coleman, un ex agente dell’intelligence che poteva accedere a tutti gli stadi del potere e a tutte le carte segrete, rivelò che l’ex Presidente del Consiglio italiano Aldo Moro, «un alto esponente della Democrazia Cristiana, che si opponeva alla “crescita zero” e alle politiche di riduzione della popolazione, oltre che al signoraggio, pianificate per il suo Paese, fu ucciso da killer gestiti dalla loggia massonica P2 [di Licio Gelli, amico di Henry A. Kissinger, membro del R.I.I.A. e del Gruppo Bilderberg, allo scopo di piegare l’Italia ai voleri del “Club di Roma” e del Bilderberg, volti a deindustrializzare il Paese e a ridurne in modo considerevole la popolazione». 
Coleman descrive con dovizia di particolari la sequenza di eventi che paralizzò l’Italia: il rapimento di Moro e la spietata esecuzione della sua scorta, da parte delle Brigate Rosse [collegate, almeno per quanto riguarda la figura di Franceschini, con i vertici dei Liberali al Parlamento Europeo, esattamente con un funzionario del Parlamento Europeo, amico di Gaetano Martino, di Antonio Martino (membro della P2) e del padre di Alessio Vinci, come provano le lettere originali di cui sono in possesso (Nota di Andrea Di Lenardo)], nella primavera del 1978 alla luce del giorno, e la sua successiva uccisione. Il 10 novembre 1982, in un’aula del tribunale di Roma, Corrado Guerzoni, un intimo amico della vittima, testimoniò che Aldo Moro – che è stato un leader politico per decenni – «fu minacciato da un agente del “Royal Institute for International Affaire” (RIIA), mentre era ancora ministro». 
Coleman racconta che, durante il processo ai membri delle Brigate Rosse, «molti di loro testimoniarono di essere venuti a conoscenza dell’implicazione di un alto funzionario degli Stati Uniti nel pieno per uccidere Moro». Tra il giugno e il luglio del 1982, «la vedova di Aldo Moro testimoniò che l’omicidio di suo marito era stato il risultato di una serie di minacce alla sua vita, mosse da qualcuno, che lei definì una figura molto importante della politica degli Stati Uniti».
Quando il giudice le chiese se poteva dichiarare alla Corte cosa aveva detto precisamente questa persona, Eleonora Moro ripeté esattamente lo stesso concetto espresso da Guerzoni: «Se non cambi la tu alinea politica, la pagherai cara».
In una delle pagine più emozionanti del libro, Coleman scrive: «A Guerzoni, richiamato dal giudice, venne chiesto se era in grado di identificare la persona, di cui aveva parlato la signora Moro. Guerzoni rispose che si trattava di Henry Kissinger, come aveva già detto precedentemente».
Perché un importante uomo politico statunitense minaccia un leader di una nazione europea indipendente? La testimonianza sensazionale, e potenzialmente distruttiva delle relazioni tra Stati Uniti e Italia, di Guerzoni fu immediatamente diffusa da tutti i media dell’Europa occidentale, il 10 novembre 1982. curiosamente, nessun canale televisivo americano pose l’attenzione su quella notizia, anche se Kissinger venne condannato per complicità in omicidio.
Se esiste una organizzazione così potente da condizionare la politica degli Stati, organizzare guerre, organizzare stragi, restando impunite, uccidere tutti coloro che si oppongono al sistema (Moro, Kennedy), quale è il fine ultimo di questa organizzazione?
Per capirlo basta studiare i processi del sistema bancario dalla crisi del 1929 e i suoi riflessi sulla vita dei cittadini. Banca d’Italia, BCE (banca centrale europea), FMI (fondo monetario internazionale), scopriremo che è questo il cuore di tutti i problemi: il mondo bancario. Una prima anomalia che si palesa immediatamente è il funzionamento della banca d’Italia e la BCE.
La banca d’Italia è per il 95% in mano a capitali privati ovvero:
INTESA SAN PAOLO
GENERALI
MONTE DEI PASCHI DI SIENA

Quindi ecco un primo grosso problema della politica e finanza italiana. La moneta non viene emessa dallo Stato italiano, ma da banche private, cioè i controllati si controllano da soli. Questo significa una cosa sola, che le banche governano uno Stato e non la politica, la quale è asservita ai banchieri.

«Permettetemi di emettere e gestire la moneta di una nazione, e mi infischierò di chi ne fa le leggi.»

«La nostra politica è quella di fomentare le guerre, ma dirigendo conferenze di Pace, in modo che nessuna delle parti in conflitto possa ottenere guadagni territoriali. Le guerre devono essere dirette in modo tale che le Nazioni, coinvolte in entrambi gli schieramenti, sprofondino sempre di più nel loro debito e, quindi, sempre di più sotto il nostro potere.» 


Mayer Anselm Rothschild
Ciò è confermato dalle leggi che regolano le banche, ove è evidente che il governo non ha nessun potere su banca d’Italia, né di controllo né di nomina degli amministratori.
La seconda anomalia è europea. Noi dipendiamo dalla BCE. La BCE è un istituzione indipendente dalla comunità europea, con più poteri dello stesso parlamento europeo. Gli amministratori BCE sono svincolati, non rispondono praticamente a nessuno, godendo addirittura di immunità superiori a quelle, già corpose, dei parlamentari europei. In sintesi, la finanza europea dipende dalla BCE.
L’aspetto più raccapricciante è che la banca d’Inghilterra ha il 17% del capitale della BCE, seppur non facendo parte dell’UE. Quindi, che senso ha mettere una quota, consistente, nella mani di una nazione straniera fuori dal circuito dell’Euro e controllarne anche i destini dei paesi dell’area Euro? Ora se i geni dell'anticomplottismo saltano subito su a precisare quel 17% (superiore alle quote italiane, francesi e spagnole) è solo formale, basta un minimo d’intelligenza per capire che un istituzione come la banca d’Inghilterra non si insidia in un organismo, importante e potente come la BCE, solo formalmente. In realtà le banche inglesi hanno un potere enorme sulle banche europee. Facendo una ricerca sul Web, risulta che il vertice della massoneria mondiale, il vertice ufficiale, è nella corona inglese. Ora siccome i dirigenti della banca d’Inghilterra, vengono nominati dalla stessa corona inglese, (è sufficiente controllare sul sito ufficiale della banca) per capire che la banca d’Inghilterra è controllata dalla massoneria. Non è complottismo, lo dicono i siti ufficiali di queste istituzioni. Considerando l’importanza e la potenza della massoneria a livello mondiale ci vuole poco a capire chi veramente detiene il potere nella BCE. Tali vertici, della BCE, non rispondono né civilmente né penalmente, neanche nei confronti del parlamento europeo. Tuttavia, la cosa più assurda è che controllano il flusso degli investimenti delle banche italiane, si nota che molte, tante, troppe azioni e troppi milioni di euro sono investiti in banche inglesi ed americane: Barclays, Rockfeller, Morgan Stalley ecc. creando un conflitto d’interessi pauroso. 
In altre parole, il nostro destino è legato a filo doppio alle sorti delle banche inglesi ed americane.
Conflitti d’interessi, in quanto le leggi o le manovre finanziarie che rafforzano l’Euro danneggiano le altre monete, ma fortificano la nostra moneta paradossalmente allo stesso tempo deterioriamo anche le nostre banche e i nostri investimenti, e viceversa. Analizzando quindi i flussi di capitali e la ricchezza, ci si accorge che tutto il potere del pianeta è concentrato in poche mani, di gruppi bancari e industriali il cui destino è legato dalle stesse vicende. A questo punto si capisce perché la politica sia sottomessa alle banche e perché chi prova a toccare le banche Muore. Proprio così, muore!!!
Infatti tutti quelli che si sono avvicinati alla massoneria e/o alle banche sono morti: Falcone, Ambrosoli, a persone meno conosciute come Arrigo Molinari. Persone che avevano provato a portare alla luce il problema del Sigoraggio Bancario. 
Ma che fine ha tutto questo? Controllare tutto va bene, ma perché? Cercando di conoscere il meccanismo del sistema bancario la cosa appare chiara e risulta evidente il motivo della crisi di questi anni. Le banche prestano denaro virtuale ed inesistente a fronte di beni reali. Per prestare denaro una banca non fa nessuna fatica, deve solo scrivere una cifra sullo schermo di un PC. Si digita 1.000.000 di Euro e voilà....come per magia la banca ha prestato 1.000.000 di Euro. Quando l’azienda, il privato o lo Stato non possono restituire, la banca a sua volta fa una operazione molto semplice: chiede all’azienda 500.000 Euro di azioni in cambio dell’azzeramento del prestito; chiede al privato i suoi beni in cambio di riportare a zero il suo debito;; chiede ad uino Stato una miniera di diamanti, di oro. Non a caso che la maggior parte delle miniere di diamanti dell’Africa siano di proprietà di banche europee ed americane. 
Il meccanismo è elementare: se Tizio non può pagare un debito di 100, la banca si accontenta di un bene che vale 50. Tizio ci guadagna, la banca ci rimette. In realtà, dal punto di vista della concretezza, la banca non ha perso nulla, ma al contrario ci ha guadagnato una miniera, il controllo della società, i beni di Tizio. In definitiva la banca non ha perso nulla, tranne la cifra scritta sullo schermo del PC, ma in cambio ha acquistato petrolio, diamanti, oro, terreni e case. Da Bretton Woods in poi, nel 1994, il sistema bancario mondiale non è più vincolato all’oro, ma è poco più carta straccia. 
Il suo valore è dato da un complesso di calcoli e di variabili che in sostanza fanno dipendere il suo valore dalla fiducia che in un dato momento il mondo finanziario accorda in quella moneta. A fronte di un esborso, pari a “0”, la banca si impossessa di beni reali. Inoltre, allo stato attuale, non esiste neanche una quantità di carta moneta sufficiente tutti i conti correnti e i debiti delle banche. 
Questo significa che se tutti i risparmiatori si recassero a prelevare contanti, in circolazione non ci sarebbero moneta sufficiente a restituire il denaro. Quindi è errato affermare che le bache falliscono, sarebbe più corretto dire che la banca ha terminato il suo lavoro: acquisire beni reali a fronte di cessione di beni inesistenti.
Avere un bilancio in passivo, per una banca, equivale avere in mano un documento con calcoli e cifre, ma anche, avere in mano, beni materiali di ingente valore acquistati per poter arrivare a questo buco di bilancio. L’altro strumento di questa immensa operazione è stato il fenomeno delle privatizzazioni. Ci avevano detto che le privatizzazioni servivano per rendere più efficiente dell’energia, delle telecomunicazioni, dell’acqua, del gas, insomma una migliore gestione delle risorse di una nazione. Oggi abbiamo capito che non è così. Telecom è più inefficiente di prima, l’ENEL in questi anni ha moltiplicato gli errori sulle bollette e sui contatori, traduzione: una completa incapacità di gestione delle 2 aziende di primaria importanza per l’Italia, compresa una truffa sistematica verso i cittadini, con un meccanismo che prima, quando erano in mano statale, non accadeva.
Per non parlare delle società di riscossione delle tasse degli enti locali, che diventano private. Si affida un servizio pubblico impositivo ad un ente privato che mediante le cartelle esattoriali pazze, incamera illegalmente migliaia di Euro. Sappiamo benissimo il tentativo di privatizzare anche l’acqua, bene essenziale per le persone, amplificando il controllo del pianeta e dei suoi abitanti. Questa è la ragione perché nessun partito, da destra a sinistra, ha sollevato il problema. Poche le parole d’ordine della politica è occuparsi di temi solo secondari, dalle coppie gay allo spread. Ma mai occuparsi delle banche (che poi significherebbe risanare il bilancio dello stato ed evitare il crack economico e finanziario). Facile immaginare che il vertice del potere economico e finanziario, salendo salendo, si arriva al gruppo Bilderberg, ormai sempre più palesemente in mostra sulle opinioni pubbliche, prova né è l’ultima riunione a Roma. 

Cosa avranno deciso nel Campidoglio i nostri ministri in quella riunione. Forse avranno concordato che Monti dovrà ancora governare sull’Italia, in modo da completare le riforme necessarie a svendere gli ultimi scampoli di sovranità rimasti e rendere gli italiani ancora più poveri di quanto già non siamo. 
Una situazione che è stata preparata con cura nei decenni, dai politici disonesti, tramite le lobby finanziarie, in un legame indissolubile. Infatti per arrivare ad una ideologia del genere era necessario che nessun politico potesse dissentire dal programma globale, da un nuovo ordine mondiale.
Ed ecco le ragioni di questo crack finanziario globale, far crollare il sistema bancario, per far perdere al denaro il suo valore, ma, affinché i beni continuino ad avere un valore. Se a questo crak aggiungiamo la privatizzazione di tutti i servizi pubblici, compreso l’acqua, il quadro è completo. Tutto rientra nel programma di controllo globale delle risorse. I grandi gruppi bancari e industriali, nonostante il fallimento controllato, avranno in mano non solo beni materiali, ma anche risorse primarie come l’acqua. 
















domenica 9 dicembre 2012

Stato Sociale


Keynes ha spostato l'attenzione dell'economia dalla produzione di beni alla domanda, osservando come in talune circostanze la domanda aggregata è insufficiente a garantire la piena occupazione. Di qui la necessità di un intervento pubblico di sostegno alla domanda, nella consapevolezza che altrimenti il prezzo da pagare è un'eccessiva disoccupazione e che nei periodi di crisi, quando la domanda diminuisce, è assai probabile che le reazioni degli operatori economici al calo della domanda producano le condizioni per ulteriori diminuzioni della domanda aggregata. (Wikipedia)


Dal prof. Christian Marazzi

La grande soluzione è lo stato sociale. Lo stato sociale è la prima esperienza capitalistica di regolazione del circuito economico all’interno dei perimetri economici. Lo stato sociale a partire dalla grande crisi del 1929 è la prima esperienza di creazione di un mercato di sbocco, non prendendo i paesi al di fuori, ma all’interno del perimetro. E’ la creazione di quella famosa domanda aggiuntiva che manca nel circuito economico all’interno del circuito stesso, attraverso la spesa pubblica.

Una spesa pubblica deficitaria, perché non potrebbe essere altrimenti, condizione indispensabile per creare una domanda che non è contemplata del circuito economico stesso, dall’economia privata per intenderci. Il deficit è un veicolo per costruire ponti, strade, ospedali, scuole pubbliche, per aiutare i poveri. Tutti questi interventi da parte dello stato, sono interventi che lo stato può fare soltanto attraverso la spesa, il deficit. Esattamente come i paesi poveri che per poter fungere come mercato di sbocco hanno dovuto indebitarsi. Lo stato deve indebitarsi per creare una domanda in più che manca all’interno del circuito economico. Se si badasse solo sul prelievo fiscale non funzionerebbe uno stato sociale, perché un prelievo fiscale sarebbe un prelievo su una domanda che già di per se è insufficiente.

Quindi si prende da una parte per spostare dall’altra, però al netto di questo spostamento la domanda è sempre inferiore all’offerta. Per essere più precisi, se la domanda è costituita da 100 e l’offerta da 150, se si tassasse alcuni contribuenti, compresi i ricchi, che fanno parte dei 100, e li sposto ai poveri, alla fine è sempre 100, dunque inferiore ai 150. Quindi questa operazione di intervento attivo dello stato nella regolazione del circuito economico può avvenire soltanto attraverso il deficit.

Lo stato sociale quindi non può soltanto basarsi sulle entrate annuali (tasse e quant’altro) per poter creare quella domanda aggiuntiva che è necessaria per la realizzazione della vendita di questo valore aggiunto che viene, anno dopo anno, creato all’interno del circuito economico nazionale. Allora viene necessariamente posta una domanda “L’economia reale come è che può permettere allo stato di annullare, o ridurre questo deficit che ha contratto?” Qui entra in scena l’aspetto dinamico della tematica. Mettiamo che lo stato si indebita per 100 creando dei redditi, una domanda aggiuntiva, una domanda addizionale pari a 100, per esempio assumendo personale per ripulire delle strade, oppure fa un ordinazione per beni ospedalieri per costruire 10 ospedali, quindi un iniezione di domanda di redditi per aumentare la domanda stessa per accrescere il PIL. Lo stato iniettando questi 100 valori, per creare domanda aggiuntiva, significa che il capitale, gli imprenditori, potranno vendere una buona parte del loro sur plus. Il processo permette di realizzare i profitti e reinvestiti in parte, per ampliare la produzione e quindi creare occupazione di lavoro. La creazione di nuova occupazione complessivamente, evidenzia, che la base imponibile aumenta. Dunque per essere più chiari, ripartendo da 100 che permettono di realizzare profitti, che a sua volta permettono di realizzare degli investimenti creando, ampliando occupazione e produzione che amplifica la base imponibile. Quindi il prelievo fiscale più estesa, permetterà allo stato di ridurre il debito pubblico, per lo meno da renderlo gestibile. La funzione dello stato sociale quindi, è quello di alimentare un circolo virtuoso espansivo di occupazione e redditi.




Come è potuto accadere, quello che è accaduto. Noi abbiamo un periodo ormai di 25 anni, nel corso del quale si sono susseguite tutte una serie di contro riforme, perché l’unica riforma delle pensioni è quella del ‘69, tutte le altre sono state chiamate riforme, ma sono in realtà tentativi di riportare indietro la società. 

Non appena si dice sviluppiamo il sistema sulla base contributiva, si dice riportiamola a quella che era prima dello stato sociale Keynesiano, arrangiamoci, tornando a quello che era il sistema della prima metà del secolo scorso. Tu ricevi i soldi che hai messo da parte, niente di più. Questa si chiama contro riforma, non è una riforma, è un regresso sociale a condizioni pre esistenti. 

Come è potuto accadere, che la società fosse trascinata indietro. Ci sono state grandi manifestazioni, per esempio quando Berlusconi lanciò la sua proposta di riforma pensionistica, si scese in piazza, centinaia e centinaia di migliaia di persone che dimostrarono con forza la loro indignazione. Però, subito dopo Lamberto Dini, fece una riforma che al 95% era esattamente uguale a quella che aveva proposto Berlusconi e contro la quale la gente era scesa in piazza. Come è stato possibile, che fine ha fatto quella forza che abbiamo cercato di manifestare in quelle occasioni: La forza si è dissolta come neve al sole, non è intervenuta una forza reale nella società. E’ questo il problema che abbiamo, non dobbiamo cercare di fare appelli volontaristici, dobbiamo capire dove si annida la nostra debolezza sostanziale. Cerchiamo di superare, questa debolezza, con atti di volontà e di manifestazioni, ma che non si consolida in un sapere sociale. Questo è il vero problema, se il popolo è stato sconfitto, ripetutamente, è perché in qualche modo sotto sotto condividiamo una parte dell’esperienze dei nostri aguzzini. E’ lì che c’è la trappola. Quando loro parlano e dicono “Non c’è alternativa bisogna fare così”. Lo facciamo però un pò alla volta, la riforma Dini, oppure diamo un accettata come ha fatto la Fornero adesso, è perché ci dicono “Siamo costretti”.
C’è addirittura l’apologia del fatto che non ci sarebbero alternative. Il problema è che l’alternative ci sono, ma bisogna saperle individuare e costruire. 

Nel libro di Piero Angela Perché dobbiamo fare più figli, la problematica è molto chiara: ieri le pensioni potevano essere pagate con tranquillità, perché c’erano pochi anziani e una grande quantità di giovani al lavoro. In futuro ci saranno molti vecchi e poca gente al lavoro, perché ne nasce poca. 

Non c’è altra alternativa di ridurre le pensioni. Se si pensa che l’obbiettivo da qui al 2050, obiettivo di scemi, di idioti, di ignoranti, è quello di fissare la spesa pensionistica al livello del PIL attuale, non deve superare il 15%. Però tutti dicono che da qui al 2050 le persone anziane raddoppiano. Qualcosa non quadra, le persone anziane raddoppiano dandogli la stessa quantità di reddito che percepiscono oggi. Si sta dimezzando la loro ricchezza, li stai impoverendo drasticamente. Risposta “Non ci sono i soldi, come si fa? Non ci sono figli che possono sostenererli, la legge democrafica ci impedisce di mantenere meglio gli anziani”.


Siamo ritornati per caso nel 1600? Quando si credeva che la potenza di una nazione era nel numero di braccia disponibili. Ma noi, tutti i giorni ci spostiamo a piedi per andare al lavoro, o in vacanza e raggiungere qualsiasi parte del mondo, o abbiamo usato degli strumenti, o abbiamo usato la tecnica? Quello che manca nel libro di Piero Angela è il fatto che i giovani che stanno sostenendo gli anziani, oggi non usano più la zappa, non usano più il bue per arare, non usano più la cucchiara per mescolare il cemento. Oggi i palazzi si costruiscono con camion che arrivano con quintali di cemento e tirano su muri.
Tutto ciò significa che gli economisti nel 1600, avevano già capito che introducendo un congegno tecnico che permette di produrre molto più di prima, sostituisco lavoratori non avendo più bisogno di avere braccia, molto più efficace delle braccia: la forza produttiva degli strumenti tecnici che sostituiscono il lavoro. Se il discorso di Piero Angela fosse anche lontanamente vero, allora perché su quattro giovanotti messi sotto, due stanno buttati da una parte e non riescono a produrre, perché sono disoccupati? 

Sono disoccupati perché per il loro lavoro non si trova un uso. Questo è il punto fondamentale, l’innovazione tecnologica, modifica la realtà sociale e nessuno può raccontarci delle favolette pretendendo di fare scienza. E’ in realtà la diffusione dell’ignoranza governativa planetaria.

Attenzione, tutto questo discorso non serve a niente, perché lo stato delle cose ancora da ragione alle ideologie del 1600 diventando luogo comune, per cui la maggior parte delle persone è convinta che facendo meno figli bisogna ridurre i trattamenti pensionistici futuri.

E’ una stupidaggine, ma oramai la tendenza si è consolidata. Perché non si va a vedere il funzionamento della società nella sua concretezza. 

Qual’è stata la base del sistema pensionistico introdotto nel 1969. Non è che un trattamento generoso sia stato introdotto come dicono la maggior parte dei denigratori del vecchio sistema, per opportunismo politico. Siccome i politici volevano arruffianarsi gli elettori, hanno elargito a piene mani, una ricchezza che non avrebbero potuto elargire. Gli anziani hanno vissuto al di sopra delle loro possibilità reali. Perché, per esempio, era assurdo secondo loro, introdurre un sistema retributivo. Che cosa è questa storia che quando tu vai in pensione, prendi l’80/90% dell’ultimo stipendio. Quanti soldi hai messo da parte? Quelli ti restituisco, chi se ne frega se è il 50% dell’ultimo stipendio, quelli sono soldi tuoi e arrivederci, quello ti spetta. 

Quando fu introdotto il sistema del ‘69, si riconobbe che questo ragionamento non aveva un fondamento economico reale, in quanto ormai si era sviluppata la capacità tecnologica in maniera straordinaria, e quindi la produttività richiedeva che la società assorbisse ciò che riusciva a produrre con le nuove tecniche.

Per questo si è deciso che le pensioni potessero essere ancorate alle ultime retribuzioni, senza causare alcun danno, anzi sostenendo l’attività economica. Perché quello che succede con lo sviluppo della tecnica, è che ad un certo punto la società è in grado di produrre sempre di più. Dobbiamo capire che il mondo cambia radicalmente con l’avvento dello stato sociale, perché la capacità produttiva dei paesi industrialmente avanzati esplode, cambiando radicalmente la condizione umana. I frutti propri della società capitalistica giungono a maturazione. Nel periodo precedente, la cosa che non si riusciva ad accettare era che il problema, che determinava la crisi, stava dal lato della domanda, non dal lato dell’offerta. In tutta la crisi degli anni ‘30 si diceva, come si sta dicendo in questo periodo, incredibilmente, bisogna lavorare di più, dobbiamo tagliare i sussidi di disoccupazione, le paghe dei dipendenti pubblici. A quel tempo Keynes disse “No, il problema non è dal lato dell’offerta, il sistema è in grado di produrre molto di più di quello che produce, non lo fa perché non c’è chi spende, non c’è la domanda.”



Questo è stata la grande rivoluzione che ha consentito, dopo la seconda guerra mondiale, un radicale cambiamento della società. Le pensioni, dello stato sociale Keynesiano, poggiano su questa consapevolezza. Diamo alle persone anziane un reddito corrispondente e alle possibilità del sistema economico. La domanda si manifesterà e il sistema sarà in grado di produrre il suo pieno potenziale, questa è la cosa più importante da capire. 



L’Europa dopo il 1945, gode di 30 anni, di pieno impiego, significa che la disoccupazione media nel vecchio continente, in quei 30 anni è inferiore al 3%. In alcuni periodi addirittura, le aziende chiedono 900.000 lavoratori, essendoci 100.000 disoccupati. Le aziende vogliono lavoratori e non li trovano, questa è la situazione che si instaura nel momento in cui la spesa pubblica cresce, garantendo uno sbocco alla capacità produttiva esistente. 



Che succede ad un certo punto dopo l’esplosione della capacità produttiva, succede che, Keynes ne aveva ampiamente previsto, le condizioni economiche non saranno più miserevoli come prima, creare lavoro non sarà più tanto facile, il problema della disoccupazione tornerà a presentarsi e bisognerà affrontarlo in un altro modo, non con un ulteriore spesa pubblica per creare lavoro. Questa condizione succede negli anni ‘80 e i conservatori cominciano a prevalere culturalmente. La prima cosa che fanno è quella di dire “La Banca d’Italia non sottoscriva più il debito pubblico italiano. Lo stato vuole spendere? Si aumentino le tasse.”



Le tasse, in Italia, negli anni ‘70 stavano al 25% del reddito, oggi siamo arrivati al 50%, sono raddoppiate, in quanto i conservatori hanno cominciato a dire “Se uno vuole qualcosa la deve pagare. Vogliamo che lo stato soddisfi i bisogni? Vanno pagati con le tasse”.



Questo è proprio quello che Keynes diceva che non doveva succedere, perché questo avrebbe lentamente fatto regredire la società, impoverendola, bloccando il processo di sviluppo. Non è un caso che lentamente siamo precipitati di nuovo in una situazione di ristagno strutturale. Allo stesso modo come quello degli anni ‘20 e ‘30 in Inghilterra e America, in quanto hanno preso il sopravvento le stesse menti che all’epoca combattevano contro lo stato sociale, facendo ristagnare l’economia europea per un ventennio. 



Da questo punto di vista, il problema delle pensioni va collocato all’interno di questa problematica, un aspetto essenziale che in qualche modo abbiamo conquistato con lo stato sociale, distrutto dalle contro riforme dei conservatori. Dobbiamo recuperare questa risorsa, dobbiamo cominciare a manifestare il pensiero progressista e propinarlo nella società.

Dobbiamo recuperare la forza lavoro come istituzione essenziale di una comunità nazionale, oggi la disoccupazione giovanmile sfiora il 36%, per quello che ci fanno sapere. I dati ufficiali, però, sono dati imbroglioni, in quanto nelle casistiche viene conteggiato anche il lavoratore che ha lavorato un ora nell’ultima settimana, viene considerato occupato. Venti anni fa all’ufficio collocamento si diceva “Lei è occupato?” “No” la registrazione consolidava la disoccupazione. Adesso fanno numerose controprove “Che cosa hai fatto nelle ultime 2 settimane di attivo nella ricerca di una occupazione?” La maggior parte dei giovani risponde “Niente, nel paese non ci sta niente che cosa faccio?” Dice l’intervistatore “ No, tu comunque dovevi scrivere a delle aziende in altri luoghi per cercare lavoro, se non cerchi lavoro in realtà non lo vuoi”
Con questo piccolo marchingegno fanno sparire, nella casistica, un numero imprecisato di giovani disoccupati. Il problema può essere risolto solo in un modo, la redistribuzione del lavoro a tutti, facendo in modo che tutti abbaino una occupazione, se non si riesce a riempire le ore della giornata si riduca il tempo di lavoro individuale, quanto è possibile.

I conservatori, distruttori della società, vincono perché anche noi, senza renderci conto, ragioniamo come loro. Nella protesta dei malati di SLA, contro il ministro Fornero, la quale ha risposto “Si, va bene, però 150. Gli altri si attacano” “Perché?” “Perché mancano le risorse”

Questa è stata l’argomentazione del ministro del lavoro. Dove sta scritto che mancano le risorse? Mancano gli infermieri? No! Mancano gli edifici per poter assistere le persone con gravi patologie? No! Mancano gli strumenti per trasportarli? No! Allora è colpa tua, quali sono le risorse mancanti, sei tu che sei una cocuzza. Sei tu che non riesci ad elaborare una mediazione sociale diversa dal denaro. La Fornero dovrebbe guardare le risorse, che non sono solo i soldi, raccogliendo le risorse produttive esistenti. O la Fornero pensa di lasciarle inutilizzate?

domenica 21 ottobre 2012

Usa e getta



E’ chiaro che il nostro paese è particolarmente a rischio sul consumo del suolo, specialmente sul consumo del suolo agricolo che viene cementificato. Si pensi che ogni giorno si parla di un consumo pari a 100.000 ettari di terreno agricolo. Una cifra molto grande, ma potrebbe esserci un inversione di tendenza, perché c’è un provvedimento legislativo, un disegno di legge che però ha bisogno di un lungo iter parlamentare per essere approvato, che mira proprio a contrastare questo depauperamento del territorio italiano con questa continua cementificazione. Non esiste soltanto il problema di costruzione di case per abitazione, ma anche la costruzione di capannoni industriali, non c’è comune, non c’è frazione comunale nel nostro paese che non voglia avere la sua zona per edificare. 

Per esempio nelle aeree industriali del Veneto, il 30% dei capannoni è dismesso o invenduto, forse lo resterà per sempre. Tuttavia si continua a costruire su terreno vergine, si progettano grandi opere e nuovi centri commerciali in zone agricole pregiate o addirittura in aree protette. Fortunatamente ci sono comuni sensibili a questo problema distruttivo per la natura, come a Mira in provincia di Venezia, il nuovo sindaco sta cercando di fermare il polo logistico di Togaletto, un immenso parco di container ai bordi della laguna a poca distanza dai moli e dai binari dismessi di porto Marghera.

Dalle notizie che arrivano da Legambiente, il Veneto ha un altissimo tasso di infiltrazione mafiose, ritengono che questa grande cementificazione nasconde attività della malavita organizzata di riciclare denaro sporco. Il record del consumo di suolo spetta alla Lombardia, che ha perso per sempre ¼ dei suoi terreni agricoli. Ogni giorno su questa regione spariscono 15 ettari di suolo, soprattutto si costruiscono opere che spesso non sono giustificate. Sempre secondo Legambiente in Lombardia c’è un progetto per costruire 400 km di nuova rete stradale. Il guaio è che costruire su terreno vergine offre grandi vantaggi economici, rispetto alle ristrutturazioni ed alle bonifiche. In altri paesi europei si usa il criterio che se un costruttore consuma terreni agricoli o suoli naturali ha dei costi molto elevati, in termini di tasse aggiuntive che vengono poi usate per finalità di carattere ambientale. Mentre bisognerebbe recuperare dei suoli dismessi, sotto utilizzati o abbandonati all’interno della città. Certo, quando sentiamo parlare di tasse aggiuntive si potrebbe fare una cosa simile nel nostro paese? 

Più che altro si dovrebbe tener conto, quando si parla di costi economici, di tutto il ciclo. Immaginare che un terreno agricolo possa dar luogo ad un vantaggio economico se viene preso, maciullato e trasformato in cemento e asfalto, che questo convenga di più della trasformazione di un territorio degradato e abbandonato e che questa operazione sia possibile è un’assurdità. L’assurdità si regge sul fatto che i costi, non solo di degrado ambientale, ma di tenuta del terreno e quindi aumento delle frane, di alluvioni e di pericoli di dissesto idrogeologico da una parte, dall’altra la diminuzione dell’appeal del sistema paese Italia. Questi due elementi che sono robustamente economici, non vengono calcolati, considerando il suolo usa e getta. Se si calcolasse questi due elementi si potrebbero mettere le risorse dello stato in questo settore del recupero del territorio. Non ci vorrebbero tanti soldi, se pensiamo che in 10 anni per incentivare il fotovoltaico lo stato ha elergito 10 miliardi di € di finanziamenti. 

Con 10 miliardi si potrebbero recuperare moltissimi quartieri degradati in moltissime città e paesi italiani. Ci vogliono risorse pubbliche, su questo non ci sono dubbi, tener bello il paese non è un fatto privato e di interesse individuale. E’ anche vero però, che se da un lato l’ambiente Italia costa, dall’altra si risparmia, perché oggi se pensiamo che c’è solo un costo, è difficile ottenere un risultato, ma se pensiamo che si risparmia centinaia di miliardi di € di danni idrogeologici che sono nel bilancio dello stato, forse c’è anche una convenienza. 

Una scelta del governo e del parlamento, perché il senso del bene comune in questo paese è scarsissimo e molto basso. 


Marcel Proust ......"un paese barbaro non è quello che non ha mai conosciuto le bellezze dell'Arte ma è quello che, disseminato di arte, non le tutela." 



Negli ultimi 40 anni la cementificazione si è mangiata più di ¼ del nostro terreno agricolo. Per capire meglio, è come se avessimo cementificato tutta la Lombardia, la Liguria e l’Emilia Romagna messe insieme. Oltre alla tutela del paesaggio, il problema della cementificazione riguarda anche la nostra sopravvivenza. Ad oggi importiamo, dati del ministero dell’agricoltura, il 20% del cibo necessario al nostro fabbisogno, come cereali, carne, latte e perfino olio di oliva. Se il disegno di legge del governo nominato salva campi (corriere della sera) salva campi (corriere del mezzogiorno) fosse approvato, per la prima volta nella nostra storia ogni 10 anni verrà determinata l’estensione massima di superficie agricola edificabile, privileggiando la ristrutturazione degli edifici già esistenti. Negli ultimi anni i comuni hanno rilasciato licenze edilizie pari al 3,8 miliardi di metri cubi, di cui l’80% per nuovi edifici, il tutto per fare cassa, in quanto gli oneri di urbanizzazione venivano utilizzati per le spese correnti Non sarebbe più possibile questa pratica se il disegno venisse approvato. Sarà, inoltre, vietato il cambiamento di destinazione d’uso per almeno 5 anni, nei terreni che hanno ottenuto contributo pubblici. 

Perdiamo ogni anno più di 100.000 ettari di superficie agricole, 70.000 ettari vengono ricolonizzate dal bosco, mentre per 8.000 ettari vengono invece convertite in aree urbane, causando una perdita della produzione agricola sostanziale. 

Se le forze politiche ed il nostro governo capisse questi dati e che tutte le nostre città si trovano in deficit per motivi urbanistici di abusivismo, che poi la collettività si carica dell’onere di portare i nostri servizi dal trasporto, alla luce, all’acqua ed al gas in aree lontanissime. In un momento di crisi, credo che questo provvedimento del governo non dovrebbe essere un disegno di legge, ma un decreto legge. Il disegno di legge corre un grossissimo rischio che non venga approvato per motivi di tempo, in quanto siamo quasi alla fine della legislatura. C’è bisogno di ragionare in altri termini, bisogna ricollocare l’economia, oggi spendiamo in sussidi ai fossili 5 volte di più di quello che diamo per l’energia rinnovabili. Se i soldi che buttiamo per sostenere un economia cattiva li riconvertissimo, anche solo in parte, per sostenere l’economia buona. Si pensi alla Sardegna che stanno riconvertendo un polo industriale dell’ENI che la Novamont S.p.A.sta facendo per creare un grande polo di chimica verde, di cui esiste già un altro in Umbria. 

Un progetto di chimica verde che sta camminando con le sue gambe, dando occupazione e profitti, non possiamo soltanto sostenere cose che alla lunga perdono a danno della collettività. Basta con questa sciagurata legge che fa utilizzare gli oneri di urbanizzazione per la spesa corrente, proprio in un momento di crisi dei comuni, che è stata la molla che ha scatenato la cementificazione dell’Italia nata nel 1998, abrogano questa legge. I comuni sono preoccupati giustamente, perché deve finire questo gioco di valorizzare i terreni agricoli per fare cassa ed indebitarsi di portare i servizi, basta con questo massacro del territorio, abbiamo costruito fin troppo rispetto alla nostra popolazione, quindi dovremmo solo ristrutturare, proteggendo anche le nostre case con una sano progetto per difenderle dai terremoti.

Di Serenella Fabiani
Sarei felice di non vedere più quello scempio che i nostri occhi sono costretti a subire ogni qual volta passiamo sulla strada che dalla Piccola Svizzera ci porta a Verrecchie: un ECO MOSTRO in cemento armato che é l'emblema della Stupidità dell'uomo che non curante degli altri violenta, deturpa l'ambiente, quella Natura che appartiene a tutti noi . Non permettiamo più che ciò che è accaduto si ripeta.
Mi rivolgo soprattutto ai ragazzi che iniziano ora a capire quanti adulti hanno dato il PEGGIO del loro comportamento a grande discapito della nostra collettività , in questi anni abbiamo troppo spesso assistito a tanti Disastri.
Sono sicura che tutto ciò cambierà con le nuove generazioni che credono ad un mondo migliore solo perchè lo VOGLIONO.


Ci rivolgiamo ai nostri connazionali all'estero perchè la nostra bell' Italia sta "soffrendo" del male dell'indifferenza di molti, ma soprattutto delle istituzioni. Oggi ci troviamo con un paesaggio nazionale gravemente e, forse in alcune zone irrimediabilmente distrutto:Abbiamo un patrimonio storico, artistico,monumentale molto spesso in grave abbandono.Dobbiamo mobilitarci tutti insieme e tirare fuori il nostro amore ed il nostro orgoglio di essere Italiani,un sentimento che è ancora vivo in molti di noi ;; battiamoci con tutte le forze creando movimenti di sensibilizzazione per la Tutela di questo grande Patrimonio che appartiene a tutta l'umanità. Ci siamo affidati al FAI (Fondo Ambiente Italiano) che ci sta dando una mano poiché abbiamo segnalato uno scempio in cemento armato tra i monti della Marsica in Abruzzo.Questa struttura indecorosa è stata costruita tantissimi anni or sono e fortunatamente requisita dallo stato per attività illecite del costruttore. Chiediamo che venga demolita per ridonare al Paesaggio quel decoro che , amministratori senza scrupoli e palazzinari avidi solo di danaro hanno saccheggiato e avvilito. Chiediamo anche a voi di segnalare il Luogo del Cuore : Piccola Svizzera - zona Valle Fucero -Tagliacozzo
provincia dell'Aquila. Ringraziandovi per la vostra attenzione tanti cari saluti dall'ITALIA

Diamo un aiuto agli amici abruzzesi, collegandovi con il link. Non costa nulla solo la registrazione al FAI (Fondo Ambiente Italia) Grazie a Tutti.
http://www.iluoghidelcuore.it/abbattiamo-eco-mostro-in-cemento-armato-in-localita-valle-fucero-piccola-svizzera-tra-i-boschi-della-marsica-salviamo-l-ambiente



 

martedì 16 ottobre 2012

Disastro


“Sull’evasione fiscale, l’Italia è in stato di guerra” (Tempi)

“La concertazione (con i sindacati) è come un dentifricio. Se non si mette il coperchio, scorre tutto”

“Con Berlusconi oggi lo spread sarebbe a 1200”

“E’ necessario che i governi educhino e siano autonomi dal Parlamento”

“Il campionato di calcio dovrebbe essere sospeso per due o tre anni”

“I giovani devono abituarsi a cambiare lavoro. Fare sempre lo stesso lavoro è noioso”

1) La crisi la pagheranno soprattutto i cittadini più deboli perché hanno poco ma sono in tanti. 

2) Il posto fisso è monotono, i giovani devono abituarsi alle sfide. 

3) Lo stato non ha la disponibilità economica per sostenere tutti gli invalidi, loro devono collaborare come gli altri cittadini. 

4) Non c’è crisi fin quando i negozi sono aperti. 

5) In Italia non stiamo cosi male, in Grecia ci sono stati 1725 suicidi, in Italia soltanto 364 suicidi.

Ci sono stati a Madrid, come ad Atene, come in Serbia che hanno scatenato delle reazioni che noi abbiamo già inghiottito. Pensiamo all’IVA, sui consumi lì hanno protestato e in Italia non è successo nulla. Non parliamo più dell’IMU, una tassa sulla casa che oramai sta lì e nessuno dice che si toglierà, un popolo di una pazienza enorme. E’ evidente che nel nostro paese esiste un organizzazione sociale che ancora tiene.Tuttavia c’è un altra verità da raccontare, se si assiste alle sedute della camera e del senato tramite i loro siti, si vede una distanza enorme, non si rendono conto di quello che c’è intorno. Poi arriva il professorone e dice: “per il bene dell’Italia bisogna approvare la spendig review”. Un massacro sociale e non succede nulla, la politica ha smesso, tramite i suoi rappresentanti, di interessarsi della cosa pubblica, dei problemi dei cittadini. Un paese che si avvita su una discussione infinita sulla legge elettorale, perché hanno il problema come rientrano in parlamento e come tenere fuori quelli che non ci stanno, dimenticando i problemi sociali.


 

Questa è la realtà del paese Italia. Sono indignato, perché i problemi sociali di un paese, un parlamentare li deve vivere ogni giorno, ogni giorno deve ricevere persone che lo hanno votato. Invece abbiamo un governo che non lo ha votato nessuno, un governo che ha commissariato la democrazia di questo paese, un governo che non è interlecutore di nessun cittadino, questa è la drammatica realtà. E le organizzazioni sindacali? Non hanno fatto un minuto di sciopero a fronte di quello che ogni singolo cittadino sta subendo da questo governo. E’ bene ricordare che nel 2006, solo per aver accennato ad una discussione di un nuovo statuto dei lavoratori, proposto dal governo Berlusconi, i sindacati portarono in piazza 2 milioni di persone, oggi? A novembre dell’anno scorso con lo spread sopra i 500 punti, la colpa era del governo, adesso è colpa di chi critica il governo. Il governo ed alle forze politiche che lo appoggiano, sono sicuri che questa avventura che ci lega all’Europa deve durare per l’eternità? Perché prima del 2000, che guadagnava 2.000.000 di £, stava bene, oggi con 1.000 € fa la fame. L’Italia ha bisogno di ritornare a stampare la nostra moneta, l’Italia ha bisogno di rimettere soldi nelle tasche della gente, questo fino a che l’Europa non diventi uno stato, la moneta rimarrà solo un affare delle banche. La moneta deve essere espressione dello stato, non lo stato espressione della moneta, altrimenti cambia la classifica le banche diventano padrone della nostra vita, dicendoci, come hanno fatto con i greci, con gli spagnoli, rientrate dal debito. Perché dovremmo fare questa operazione, mettendo a repentaglio la nostra vita sociale, chi sono loro per decidere il futuro del popolo italiano, greco e spagnolo. Questa demogogia perpetua che si sente ogni giorno, perfino dal nostro presidente della repubblica, che l’Europa ce lo dice. L’Europa siamo noi cittadini, ed ogni cittadino ha il diritto di manifestare la sua indignazione, e loro se ne devono andare, perché questa Europa che non va avanti da nessuna parte, deve tener presente che ogni popolo ha il diritto di partecipare alla costruzione di un nuovo stato come protagonista e non subendo le ingerenze di qualche tecnocrate di turno. Ma questo governo tecnico è stato nominato, chissà da chi, nominato per eliminare lo spreco. Spreco?, e che vuol dire spreco, se una siringa nella regione Lazio costa due euro e nella regione Lombardia un euro, è evidente che ci sia uno spreco, ma non è che questa storia della siringa c’e la prendiamo con l’infermiere che fa la puntura. Questo è il tema, quando si dice che debbo licenziare il 10% dei dipendenti pubblici, stiamo parlando di 400.000 persone. Questo vuol dire mandare sul lastrico centinaia di famiglie. Si deve cambiare registro, la sovranità, la moneta, la democrazia, la politica sociale chi decide su queste questioni, fin ora hanno deciso le banche e questo mostro chiamato Europa, questo mostro chiamato BCE (banca ad esclusivo interesse dei privati). Quando si dice che alcune politiche, alcune misure del governo stanno affossando il paese, producendo disoccupazione con la conseguenza dell’abbassamento del PIL, è inutile che raccontano che bisogna lavorare di più. Sarà molto difficile fare una redistribuzione con questo sistema liberista, con il quale lo Stato deve mettersi in mano ai mercati. Abbiamo questo problema strutturale dal 1981, grazie al divorzio tra Ministero del tesoro e banca d'Italia. Una ideologia liberista che ha FALLITO. 

Monti si compiace di non avere nessuna opposizione 
(di Cludio Messora) 

Parlando in un nuovo stabilmento della Barilla, oggi Monti si è compiaciuto della grande prova di coesione che l'Italia, unica nel panorama degli stati in crisi del sud Europa, sta dando.

In particolare, si è compiaciuto di come tre grandi forze politiche, in passato dedite alla distruzione reciproca, oggi si dimostrino invece collaborative. Fino al punto da essere totalmente allineate, schiacciate sulla linea del Governo, aggiungo io. E' un punto di vista. Tuttavia, chi ha responsabilità di governo non dovrebbe ignorare che l'opposizione è un elemento costitutivo della democrazia. In assenza della quale, la democrazia stessa decade e si passa a regimi di natura differente. Oggi i partiti sono sostanzialmente aboliti, non essendovi differenza alcuna tra loro, né tra loro e l'indirizzo del Governo. L'ultima volta che furono aboliti, eravamo alla fine degli anni '20, e il presidente del Consiglio era un tipo piuttosto autoritario.


Monti incrocia poi le dita, constatando come, a differenza di Grecia, Spagna e Francia, gli italiani stiano dando prova di responsabilità. Fuori di metafora: si compiace dell'assenza di qualsiasi forma significativa di protesta di piazza. E aggiunge che l'Europa guarda con soddisfazione alla nostra prova di maturità. Forse anche con qualche respiro di sollievo, aggiungo sempre io.


Un paese ormai pacificato, dunque. Sia dal punto di vista politico che sociale. Suggerisco di rottamare il Parlamento e di eleggere due nuove camere di rappresentanza: una con sede alla Bocconi, una in piazza Affari. I nuovi "lords" saranno le società quotate in borsa, e le elezioni si terranno sui mercati, con semplici operazioni di compravendita titoli. Un meccanismo di vera rappresentanza diretta, senza intermediazioni.


Non sarebbe tutto più chiaro? Monti ci pensi. Basta tirare qualche riga aggiuntiva sulla Costituzione.




mercoledì 10 ottobre 2012

06/04/2009 3:32 - L'Aquila -





Se oggi riconosciamo, affermiamo che non abbiamo mezzi per predire un evento catastrofico, alla stessa maniera dobbiamo dire che non abbiamo mezzi per dire che l’evento non avverrà. C’è da sorprendesi alle affermazioni rassicuranti che tutti i media hanno dato agli abitanti dell’Aquila, a distanza di 3 anni, che invece sono state offerte alla popolazione. Il primo confronto che mi salta alla mente è la professione dell’oncologo. L’oncologo ogni volta che deve parlare con il paziente e con il parente, deve dire loro che il rischio di mortalità per l’intervento di un carcinoma, è presente e quantificato. Non è creare allarme, ma fare consenso informato, come la legge obbliga l’oncologo di rispettare. Io credo che se qualcuno avrebbe detto agli aquilani, non vi allarmate perché non c’è un allarme immediato che si possa quantificare, però sarebbe bene che prendiate alcuni semplici accorgimenti: una semplice torcia elettrica vicino al comodino, in caso di mancanza di corrente; mettere una coperta in macchina; tenere la macchina fuori dal garage; chiudere la porta di casa mantenendo la chiave sulla serratura in modo da agevolare l’apertura della porta stessa; tenere il cellulare sempre vicino a voi. Cose semplici, banali ma quante storie si sono sentite di persone che non si sono salvate per un questi semplici raccomandazioni. Invece hanno considerato la gente come bambini indifesi e tutelati, non sapendo che la popolazione apprezza di più un rischio informato, piuttosto di non essere stata informata sufficientemente per prepararsi al peggio. Sono trascorsi solo tre anni e c’è una sorta di silenzio assordante. Silenzio di rassegnazione e di impotenza, un silenzio che nasconde una indignazione inespressa, un dolore che non trova più voce, un dramma ancora aperto, per chiunque veda la città dell’Aquila chiusa, sequestrata, con l’erba che cresce sulle macerie. 
Oggi si parla di moralità, di disonestà, di ruberie dei nostri amministratori, ed è per questo che ci sentiamo il diritto di allarmarci che cosa potrà succedere alla città dell’Aquila, pensando che territorio fertile può essere per accaparramenti di ogni tipo. Una mortificazione per ogni cittadino italiano, pensare che cosa potrà essere L’Aquila in questi 20/30 anni per la ricostruzione, si è in preda a forti brividi. I cittadini aquilani non meritano questo trattamento, come i cittadini dell’emilia, che fino a questo momento nutrivano delle speranze. Una città ferma con qualche piccola ricostruzione, con qualche piccolo movimento e tanti scarica barile di responsabilità fra enti, governatori e i cittadini si sentono sballottati dalla loro fiducia, dalla loro aspettativa e che giorno dopo giorno si sgretolano come quella notte buia e tempestosa. Dobbiamo sviluppare un enorme quantitativo di anticorpi che sconfigga questa immoralità dilagante, questo appiattimento del senso comune, condannando e non trovando sempre una giustificazione. 

Anticorpi che stanno sviluppando i cittadini dell’Aquila anno dopo anno., anche attraverso testimonianze che riportano indietro a quella tremenda notte, le paure, le ansie, le emozioni, le attese, la collera e la speranza.



      Narrazione collettiva di Patrizia Tocci 
(libro in uscita nella metà di novembre 2012) 
SABATO,06 OTTOBRE 2012-IL CENTRO- L'Aquila
Voci, dolore ed emozioni Le prime ore dopo il sisma
La scrittrice Patrizia Tocci ha raccolto in un libro oltre 50 testimonianze Il volume è stato presentato nell’ambito della manifestazione «Volta la carta di Fabio Iuliano L’AQUILA Voci ed emozioni delle prime 12 ore del 6 aprile 2009: dalle 3.32 alle 15.32 nel tentativo di costruire una narrazione collettiva di una delle pagine più difficili della storia dell’Aquila. Patrizia Tocci, docente e scrittrice, ha raccolto 54 testimonianze di quella notte per farne un libro “I gigli della memoria”. Un progetto editoriale, che porta la firma di Solfanelli, presentato in anteprima nell’arco della giornata del festival “Volta la carta”. Al centro del nucleo narrativo c’è il giglio, simbolo di una parte della città che non c’è più, simbolo delle 309 vittime del sisma, ma anche di una memoria collettiva di una città cerca di una nuova identità. «Le case dell’Aquila hanno ancora bellissimi gigli in ferro battuto» ricorda la scrittrice «fanno capolino dai muri delle nostre case diroccate; erano la parte terminale delle catene che tenevano inchiodati all’interno i muri maestri, perché la nostra è sempre stata una terra ballerina». Di fatto, come la stessa Tocci ha scritto più volte «la parte terminale della catena veniva arricchita con questi fiori in ferro battuto; ogni giglio è diverso dall’altro, più o meno sontuoso, più o meno stilizzato. Sono ancora lì a ricordarci che chi non ha memoria non ha futuro». All’unisono il commento dell’editore teatino Marco Solfanelli. «Esistono tante cronache dei terremoti passati», ha detto, «a partire da quello di Avezzano del 1915. Gli archivi sono pieni di cronache, diari della ricostruzione, ma poche sono le emozioni che escono fuori da quelle carte. Questo libro, invece», aggiunge, «rappresenta un tentativo per raccogliere i ricordi diretti e le emozioni di cittadini che hanno vissuto e continuano a provare sulla pelle la drammatica esperienza del sisma». Dalle storie che si intrecciano emergono i frammenti di quella notte. Una specie di mosaico di cui fa parte anche il tassello di Francesca Luzi, dell’associazione «L’Aquila Volta la carta». È lei stessa a parlare di “puzzle” che si compone formando l’immagine di un giglio. Il libro si divide in due sezioni, partendo dai cinquantaquattro racconti. Testimonianze più o meno note organizzate in spunti tematici (numeri, liste, a piedi nudi, “qui è ancora notte”, l’esodo, voci e “intrusi”). Poi spazio ai Gigli della memoria della Tocci e, infine, alla post-fazione di Paolo Rumiz: «Le vestali della città del silenzio». Anche quest’anno, il programma della manifestazione Volta la carta propone una serie di appuntamenti editoriali di riflessione sul sisma, tra questi la presentazione del libro «Il gran tremore. Rappresentazione letteraria dei terremoti». Un lavoro di Raffaele Morabito, professore di Letteratura italiana all’Università dell’Aquila.

                                       

La città per “rinascere” ha bisogno di scelte innovative e coraggiose, le vite oggi vaganti hanno bisogno di ritrovarsi e tornare ad essere presto una comunità, anche con l’aiuto della scuola.