giovedì 19 giugno 2014

Istituto del lavoro

Se si parte dal principio che il lavoro è elemento indispensabile di crescita e che va di pari passo con i progetti di produttività, è anche vero che il lavoro, è un sacrosanto diritto per tutti i cittadini della nostra Repubblica, nessuno escluso.

La competitività del lavoro si deve basare principalmente sulla qualità e, il fabbisogno di guadagno, deve essere rapportato al reale costo della vita che, pertanto, è abbastanza chiaro che non si può essere sottopagati come non si può essere super pagati: il tutto deve oscillare tra un minimo indispensabile per vivere ed un massimo abbastanza congruo per soddisfare le esigenze della professionalità ma che comunque, il lavoro stesso, non deve essere oggetto di mercato o di favoritismi.

Fatto questo ragionamento, mal si sopporta l'ingerenza dell'OCSE (Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico) nelle nostre faccende interne che, più che risolvere i problemi, li crea, senza tener conto che l'Italia ha il triste primato degli stipendi più bassi d'Europa, al contrario degli stipendi dei manager che sono tra i più alti d'Europa “in modo paradossale e scandaloso“.

In proposito un suggerimento è d'obbligo e, se attuato, anche efficace. Si dice in giro che il posto fisso non è più una realtà di fatto, lo dice la "scienza economica", forse è vero, ma è vero anche che il lavoro flessibile non porta sicurezza quindi, non essendoci un nesso né di logica e né di compromesso, è indispensabile trovare una soluzione.

Se il posto fisso non è più assicurabile può essere assicurabile lo stipendio fisso nell'ambito della flessibilità del lavoro, quindi è indispensabile creare un "Istituto del Lavoro".

In questo Istituto devono confluire tutte le figure lavorative dipendenti sia pubblici che privati, stabilendo sin da subito le tre fasce strutturali della vita sociale del paese che sono:

la fascia imprenditoriale, artigiana, commerciale, studi professionali e tutto ciò che il libero mercato propone;
la fascia di prestatori d'opera che comprendono tutti i lavoratori delle varie categorie che vanno dal manovale al professionista dipendente; la fascia delle forze armate e di sicurezza, nella quale devono confluire tutte quelle persone che abbiano tale attitudine e che per logistica devono necessariamente essere a posto fisso ovvero, anche se flessibile, ma sempre nell'ambito delle varie strutture di sicurezza.

Detto questo e stabilito l'ordine delle cose, si passa alla fase operativa che, in questo caso, riguarda appunto la fascia dei prestatori d'opera. 

In questo Istituto devono confluire tutti i cittadini, sia pubblici che privati anche attualmente in servizio insieme a tutti gli altri (cassintegrati, disoccupati, beneficiari di ammortizzatori sociali e portatori di handicap), con le loro capacità professionali e che abbiano compito il 18° anno di età; ad essi, in base al loro apporto professionale verrà garantito uno stipendio fisso che non dovrà essere inferiore a 20.000 euro annui e non superiore a 50.000 annui. 

Stabilito questo criterio, ovviamente, viene subito annullata ogni forma di ammortizzatore sociale, cassa integrazione o altro e, anche l'assistenza ai portatori di handicap perché, ad essi, verrà riconosciuta la pari dignità e gli stessi diritti dei lavoratori del pieno ciclo produttivo, anche loro verranno impiegati ed inseriti in base alle loro possibilità nel circuito lavorativo, salvo casi di particolare gravità.

Fatto questo, tutte le attività produttive imprenditoriali, artigiane, commerciali, enti pubblici, enti privati, studi professionali e quant'altro il mercato richiede, attingeranno, per il loro fabbisogno, dall'Istituto del lavoro per quello che serve al ciclo produttivo e, a loro volta, per l'utilizzo della manodopera richiesta, pagheranno all'Istituto il costo dell'intervento professionale richiesto.

Siccome questo concetto, in un certo senso, garantisce tutti, può venire meno anche il fatidico art. 18 che non avrebbe più ragione di esistere, in quanto, non c’è più disoccupazione, non ci sono più concorsi, il personale qualificato verrà preparato dallo stesso Istituto in base alle professionalità richieste e attitudini, l'azienda stessa o enti non dovranno più curarsi del personale ma viene garantita all'imprenditoria e strutture pubbliche, oltre che la qualità anche la continuità del servizio, come la immediata sostituzione del lavoratore in caso di malattia, infortunio, ferie o permessi al fine di mantenere efficiente e senza interruzione la produttività, senza perdite di tempo per la programmazione. 
La disoccupazione tecnologica (Giovanni Mazzetti)

Con questo sistema viene debellato totalmente il lavoro nero e, nel contempo viene rispettato in pieno l'articolo 1 della nostra Costituzione.

Ovviamente la convenienza, anche se può sembrare paradossale, è evidente sotto tutti i punti di vista, se si considera la enorme spesa degli ammortizzatori sociali, casse integrazioni e assegni vitalizi agli invalidi o altre forme assistenziali.

Inoltre, vengono eliminati i super stipendi da capogiro ai dirigenti che, in un certo senso fanno “scandalo“, infatti, la loro opera professionale, pur apprezzabile, nell’ambito dell’Istituto non deve essere superiore a 50.000 euro annui, se questo non sta bene, hanno tutto il diritto di uscirne fuori e di mettersi in proprio e, in questo caso possono guadagnare tutto quello che vogliono.

Per quanto riguarda invece le figure rappresentative della politica, è ovvio che le stesse non devono superare il tetto massimo stabilito nell’ambito dell’Istituto, per ovvie ragioni di equità.

Invece gli attori professionisti, gli sportivi professionisti e i rappresentanti di commercio, non potendo essere inseriti nell’ambito dei compiti lavorativi dell’Istituto, dovranno essere considerati imprenditori, previo rilascio autorizzazione e certificazione da parte dell’Istituto.

Un’altro risvolto positivo è anche che lo Stato, per quanto riguarda le opere pubbliche, può avere a disposizione tutto il personale che vuole senza dover incorrere in costose gare d’appalto e altri risvolti negativi che gli stessi appalti comportano.

Se è vero quello che si dice che: “il lavoro nobilita l’uomo”, è anche vero che affinché questo criterio abbia una parvenza di nobiltà, la proposta di un Istituto del Lavoro è l’unica strada percorribile anche per stabilire il sano principio della pari opportunità.

L’Istituto del Lavoro, a sua volta, deve garantire la massima efficienza di intervento preparando bene ed adeguatamente il personale per qualsiasi attività lavorativa, ma deve essere anche chiarito da subito che non ci potranno essere escamotage o raggiramenti a questo sistema, come non ci potranno essere mancati rendimenti e, se questo dovesse avvenire, eventuali “fannulloni” - “lavativi” - “furbetti”, verranno immediatamente invitati a lasciare l’Istituto e mettersi in proprio.

Le aziende estere che vorranno investire in Italia, dovranno necessariamente utilizzare la manodopera qualificata italiana: sarà consentito loro di portare tecnici solo per un brevissimo periodo, il tempo necessario per impostare la produzione.

Inoltre, per tutelare sia il lavoro che la produzione in Italia, dovrà essere ripristinato il pagamento del dazio alle frontiere in modo, che tutti i prodotti provenienti dall’estero dovranno essere portati agli stessi livelli di costo della produzione italiana in modo da permettere al consumatore di poter scegliere detto prodotto non in base alla convenienza di prezzo ma in base alla qualità garantita e verificabile; in questo caso verranno eliminate anche le furberie di alcune aziende italiane.

Una cosa importante da tenere presente è che, la funzione dei sindacati in questo ambito è molto importante che, comunque non perderanno il loro potere contrattuale, ma continueranno a vigilare sul buon andamento dell'Istituto al fine di evitare incresciose discriminazioni o stati di mobbing, le quali bisogna, ovviamente, sempre metterle in conto.

Ovviamente anche le pensioni vanno garantite con lo stesso principio e che, per averne diritto è sufficiente, oltre che il periodo lavorativo anche l’età che, contrariamente a quanto stabilito non deve superare il 65° anno di età tenendo conto ovviamente dei lavori usuranti.

Qualcuno potrebbe dire ironicamente che, in questo caso siamo tutti statali, ma la risposta è anche ovvia: noi tutti cittadini “siamo lo stato” e quindi tutti dobbiamo contribuire alla produttività in modo equo e senza discriminazioni, nella stessa maniera con cui si contribuisce per pagare le tasse.

Il lavoro, come il pagamento delle tasse, è un diritto ed un dovere di tutti.

Martini Giuliano








martedì 20 maggio 2014

Precarizzazione



Un indagine su scala nazionale sugli sbocchi professionali dei laureati delle università italiane sugli anni accademici analizzati sono stati 2007/2010, sia per quanto riguarda le lauree triennali, sia per quanto riguarda le lauree specialistiche, i dati emersi sull’intero popolo dei laureati (i dati che diffonde l’ISTAT sono basati su un campione soltanto di 300.000 famiglie, che su 20 milioni di lavoratori è abbastanza poco) che trovano un occupazione a tempo indeterminato, sono meno del 10%, 16,7% sono quelli che lavorano in tirocini gratuiti, tutto il resto, il 73,3%, è occupato con vari contratti: contratto a tempo determinato, contratto di inserimento, contratto di apprendistato oppure i contratti a progetto, che sono quelli in assoluto i più diffusi. 

Quindi da questo punto di vista si ha un idea di qual’è oggi il mercato del lavoro italiano per le persone che studiano.

Un altro elemento importante è quello di vedere quanto guadagnano questi giovani che entrano nel mercato del lavoro, con redditi che oscillano tra gli 800 e i 1.000 € netti mensili. Il percorso lavorativo dei laureandi italiani è abbastanza pieno di imprevisti, si incomincia con un stage gratuito che può durare da 3 a 6 mesi e qualche volta anche di più. Se gli va bene, e l’imprenditore è contento, porta a casa un assunzione di 500 € netti al mese per sei mesi, poi se supera questo ostacolo un contratto annuale e rinnovabile che all’inizio viene pagato con una retribuzione di 800 € al mese. 

La sensazione che da questo precariato, cioè la determinazione di avere un tipo di rapporto di lavoro che sono sostanzialmente incerti, possono finire, possono andare avanti, ossia l'azienda utilizza molto i tirocini gratuiti, con la casuale che questo è un periodo di formazione, il giovane impara tante cose e alla fine verrai assunto. Nell’indagine invece si è notato, molto spesso, in realtà alla fine del tirocinio gratuito l’azienda ne prende un altro. Il giovane che pensa di poter entrare dentro un meccanismo di assunzione, molto spesso viene deluso.

C’è da dire, oltretutto, che per aumentare il degrado di questo mercato del lavoro, adesso anche l’università si sono messe a fare l’intermediario di mano d’opera. Caso emblematico di una donna, separata, con due bambini, che forniva servizi per una società di ricerca, a partita IVA, è stata messa sul lastrico, non gli hanno dato più lavoro perché la società aveva fatto una convenzione con l’università che gli forniva degli studenti gratuitamente, in grado di fare quasi lo stesso lavoro della donna.

Ci troviamo in una situazione del mercato del lavoro molto fragile, molto debole che crea fortissime preoccupazioni, ma soprattutto si diffonde una pericolosa mentalità, il lavoro schiavizzato.

Questa questione del lavoro gratuito, come si diceva, è in una fase di espansione enorme, della quale i giovani accettano come una cosa naturale, con i sindacati che ignorano completamente questo problema non affrontando in modo esaustivo questa tecnica schiavistica del mercato del lavoro. Capisco che le aziende possano servirsi, per un certo periodo, di tirocini gratuiti, però questo periodo non può essere esteso per un anno, un anno e mezzo, non mantenendo la promessa di inserire la persona all’interno della macchina dell’azienda, ma sostanzialmente buttarla fuori ed assumerne un altra sempre gratuitamente. Su questo tipo di andazzo si dovrebbe alzare delle barricate, o per lo meno essere frenato, ci sono dei limiti di pudore.

                                                                  
Un altro dei problemi grossi che hanno i giovani che si trovano con la laurea in mano ad affrontare il mercato del lavoro, come è risaputo, molti di questi fanno dei lavoretti, ma oggi la morale dei pagamenti è molto cambiata rispetto ad alcuni decenni fa, ossia il pagamento delle prestazioni di lavoro che i ragazzi svolgono non vengono pagate, in moltissimi casi, infatti, in questi lavoretti non esiste un contratto, ma solo un accordo verbale, questo vale anche per i professionisti affermati. Quindi anche questo mercato del lavoro nelle quali le figure dei lavoratori professionali, che stanno crescendo, è ovvio che stanno crescendo perché quando una persona si è laureata ed incomincia a sparpagliare i suoi curriculum e dopo un anno o due anni ancora non ha trovato qualcosa di soddisfacente, è chiaro che si prova la strada del lavoro professionale autonomo. Se si guardano le statistiche laddove una volta il lavoro professionale autonomo era limitato ad un numero abbastanza ristretto, oggi ci sono almeno un milione e mezzo di persone in Italia che appartengono a professioni, da specificare, non iscritte a nessun ordine. 

Che cosa succede a questo punto, credo che ciascuno di noi conosca dei giovani architetti, dei giovani medici, dei giovani ingegneri che incominciano ad entrare nella professione se la passino molto bene. Succede di fatto che questi giovani laureati lavorano per anni facendo praticantato nei studi di avvocatura ecc, tenendoli sempre sulla corda, ed in molti casi non riuscendo nemmeno a pagare i contributi per le casse private. 

Anche questo mondo delle libere professioni sia avvia a soffrire, si avvia ad avere uno strato di professionisti stabilizzati, che guadagnano bene ed uno strato di professionisti che non riescono ad uscire da questa situazione.

Come si può osservare all’interno del lavoro operaio oggi, dove si riproduce di nuovo una circostanza di dualismo intorno alla quale una situazione di generazione operaia è cresciuta negli anni in cui la garanzia del posto di lavoro, comprensiva ad una serie di altre garanzie erano un dato di fatto, si pensi al grande salto del sistema pensionistico, da un sistema retributivo ad un sistema contributivo. Si passa da una situazione ad una situazione dove si riscontra una crescente precarizzazione, questo è tipico dell’Italia o è proprio di altri paesi? La Germania è un paese che malgrado la crisi continua ad andare bene, ha un PIL che cresce costantemente, ha un occupazione discreta, un tasso di disoccupazione accettabile, ha soprattutto una forza sul mercato mondiale che le consente di essere il secondo esportatore mondiale dopo la Cina. 

Questo è stato possibile perché il capitale tedesco ha fatto il suo dovere, che non ha fatto il grande capitale italiano, ad esempio il capitale tedesco ha investito in tecnologie anche durante la crisi, in particolar modo l’industria dell’auto, oggi la Germania esporta le sue auto in tutto il mondo. 

Paragoniamo questa narrazione tedesca con la storia della FIAT. In una trasmissione televisiva, se non ricordo male Piazza Pulita, c’èra un giornalista del Corriere della Sera, Massimo Mucchetti che parlava del fatto che Marchionne sia uscito dalla Confindustria. La discussione, con gli altri ospiti, pro/contro la decisione della Fiat, Mucchetti alza la mano e dice: “Voglio dire una cosa, primo il signor Marchionni non ha presentato ancora un piano industriale, non un piano industriale credibile, un piano industriale. Secondo gli azionisti FIAT non tirano fuori un solo Euro da almeno 10 anni. Terzo il centro ricerche FIAT a fatto delle innovazioni straordinarie come il common rail, questi signori invece di investire e sviluppare queste innovazioni, battendo la concorrenza, se le sono vendute per un tozzo di pane. Quarto, i titoli azionari FIAT sono titoli di fatto spazzatura. Quinto se la FIAT dovesse consolidare il suo ingresso nella Chrysler, dovrebbe tirarsi in pancia un buco di 4 miliardi di Dollari del fondo pensioni”

Esaminando questa storia e l’idea che questo signor Marchionni venga ancora a dire che è colpa degli operai, quando loro per primi non hanno fatto il loro dovere e l’unica cosa che sa fare la FIAT mettere le mani nelle tasche dei contribuenti per poi tagliare la corda, è uno dei grandi scandali di questo Paese. 

Questo Paese va avanti perché ci sono le piccole e medie industrie dove la gente si ammazza di lavoro per andare avanti, compreso il titolare. Queste grandi aziende che succhiano una serie incredibile di risorse allo Stato, veramente hanno creato il declino di questo Paese, e il motivo è che non hanno semplicemente investito. 

Questa è la grande differenza tra l’Italia e la Germania in molti settori, ad esempio come noi abbiamo distrutto la chimica, l’Italia negli anni ‘80 e l’inizio degli anni ‘90 era leader in certi settori della chimica, oppure grandi società come l’Olivetti sono diventate società di telefonini. La storia dell’industria italiana in questi ultimi anni è una storia veramente di vergogna.

Allora in Germania è una narrazione di paradiso? Non è vero, la Germania nel 2002, quando c’era al governo Gerhard Schröder, il cancelliere affermava chiaramente che la Germania non era in grado di competere a livello mondiale con il suo costo del lavoro, ergo noi facciamo un secondo mercato del lavoro. Se la Germania fino adesso aveva degli operai che venivano pagati 15/20 € l’ora, dobbiamo arrivare al punto, come oggi sono arrivati, una parte, un segmento degli operai vengono pagati 3 € l’ora. E' sufficiente andaree all’interno delle fabbriche delle automobili si troveranno più o meno un 50% della forza lavoro che appartiene a questo settore non garantito. ...(Segue)




mercoledì 23 aprile 2014

Memorie divise (25 aprile)

Qual’è l’immagine pubblica della ricorrenza del 25 aprile alla luce della trasformazione del quadro politico italiano scaturito negli anni, dal 1945 al 2014? Qual’è uso pubblico della storia sia stato fatto in merito al mito resistenziale?
A seconda dei punti di osservazione, anche in Italia l’esperienza della guerra ha prodotto una molteplicità di memorie divise, spesso inconciliabili ed antagoniste tra di loro. I ricordi di coloro che hanno partecipato a quella tragica esperienza hanno contribuito a ricostruire la natura di quella vicenda in differenti modalità, a seconda del punto di vista e del ruolo che ogni individuo ricopriva in quell’ambito. In questa memoria frantumata trovano posto i ricordi e le interpretazioni degli ex combattenti delle guerre fasciste (reduci d’Africa, di Albania, di Grecia, di Russia, della Jugoslavia), partigiani di diverse estrazione sociale e di diversa affiliazione politica (comunisti, socialisti, azionisti, liberali, monarchici, militari), fascisti di Salò, internati militari in Germania, vittime della deportazione politica e razziale nei campi di concentramento, famiglie e comunità colpite dalle efferate stragi nazi-fasciste, vittime dei bombardamenti e degli stupri alleati, vittime delle efferatezze delle squadriglie fasciste (torture, stupri, violenze di ogni genere), prigionieri di guerra in mano alleata, italiani vittime delle foibe e dell’esodo dai territori dell’Istria e della Dalmazia.

Vista la pluralità e la frammentazione delle memorie di singoli individui e di gruppi organizzati, anche all’interno delo stesso schieramento antifascista, parrebbe di difficile realizzazione l’identificazione del Pese con una memoria collettiva e condivisa. Tuttavia è invece esistita una memoria pubblica della guerra e della resistenza cdelebrata dall’antifascismo vincitore, basata su una narrazione di fondo condivisa dalle singole componenti antifasciste e impostasi come condizione dominante. Nonostante che all’interno di questa memoria condivisa siano presenti i distinguo di frange appartenenti sia alla Democrazia Cristiana, sia alla sinistra radicale e non, resta il fatto che questa memoria pubblica è stata in grado di attivare nel Paese processi di identificazione profondi, tali da conferirle i tratti di una memoria collettiva.

Questa narrazione egemonica elaborata dal fronte antifascista, ha subito nel corso di questi settant’anni ripetuti attacchi da più parti, a seconda della fase storica e politica che il Paese viveva, diverse sono state le interpretazioni date a singoli episodi in modo da avvalorare tesi che ricondussero ad una valutazione addolcita del periodo fascista tale da distinguerlo nettamente dalla brutalità nazi-tedesca, dimenticando consapevolmente le responsabilità italiane per la guerra d’aggressione e i gravissimi crimini commessi anche da parte italiana contro civili e partigiani in Jugoslavia e in Africa. 

Nei primissimi anni del dopoguerra, questo atteggiamento da parte del fronte antifascista vincitore, era guidato sia da ragioni di opportunità politiche internazionali che permettessero all’Italia di accreditarsi presso gli alleati non come una nazione fautrice dello scatenamento della guerra, ma bensì come quella nazione il cui popolo era stato trascinato da Mussolini e dai suoi scagnozzi in una guerra malvista e non voluta a fianco di un alleato detestato come la Germania Hitleriana, e in tal modo cercando di evitare o quantomeno di ammorbidire le prevedibili ritorsioni da parte delle potenze vincitrici, sia da ragioni di mantenimento di una fragile coesione sociale già messa a dura prova durante il periodo della guerra, e che aveva necessità di essere più cementata in un tessuto sociale e politico che smussasse i vecchi rancori e le vecchie divisioni pur presenti nel tessuto sociale. Il Partito Comunista Italiano, che più delle altre componenti antifasciste avrebbero potuto soffiare su queste divisioni, orientò invece la propria azione politica sul superamento di queste divisioni, com’è chiaramente provato prima della famosa svolta di Salerno nel marzo-aprile 1944 e successivamente dall’amnistia del 1946 voluta da Togliatti. Negli anni successivi sarà il neonato partito fascista a screditare il più possibile il fronte della narrazione egemonica antifascista della resistenza, tentando a più riprese l’equiparazione tra i così detti ragazzi di Salò e i partigini, considerando questi ultimi dei veri traditori della Patria, esaltando l’eroismo in combattimento dei soldati italiani, affermando l’esistenza di una vasta adesione della popolazione italiana alla guerra dell’Asse.

A queste posizioni il fronte antifascista rispose compatto e unanime, ma la sua coesione era già minata dall’anticomunismo alimentato dall’intensa campagna di stampa lanciata sin dall’autunno del ‘45 dai moderatori e conservatori sulla questione dei prigionieri di guerra italiani in Unione Sovietica, nella quale si accusava Mosca di trattamenti brutali e schiavizzanti. L’unità dei partiti del fronte antifascista risultava minata sia dall’esterno, con il risorgere delle posizioni neofasciste, sia al proprio interno con una frattura tra partiti della sinistra e le posizioni anticomuniste della Democrazia Italiana che raggiunse il suo culmine in accasione delle elezioni del 18 aprile 1948.

Nella contrapposizione tra sinistre e partiti centristi, De Gsaperi, in occasione del quarto anniversario della Liberazione del ‘49, rivendicò al proprio partito la capacità di rappresentare tutto lo spirito della liberazione e chiamò i partigiani cristiani a una nuova resistenza, contro le forze disgregatrici sia di destra che di sinistra identificate entrambe con l’antilibertà per difendere il patrimonio della resistenza non solo dalle insidie del neofascismo, ma anche dalla sfida lanciata dalle sinistre radicali. In questa agguerrita contrapposizione tra sinistra e D.C. cercarono e in parte ottennero una maggiore visibilità le forze neofasciste che lanciarono l’idea della pacificazione tra fascisti e antifascisti con un preciso calcolo politico: puntare alla sostituzione dell’antifascismo con l’anticomunismo quale fonte di legittimazione della neonata Repubblica, nella prospettiva di accreditarsi come forza di governo per la crociata anticomunista.

Resta inteso che anche se da un lato la D.C. aveva screditato la Resistenza comunista contrapponendo alla rivoluzione interrotta la Resistenza nel segno della libertà contro i totalitarismi sia di destra che di sinistra, stemperando il significato ideologico e rivoluzionario che della resistenza davano i partiti di sinistra, dall’altro lato essa non era disposta a condividere la lettura che la destra, non solo neofascista, si ostinava a fare. Da parte della D.C. l’intesa politica con il MSI, erede delle posizioni fasciste, era dunque ostacolata dall’ancoraggio del partito di De Gasperi all’antifascismo al potere nel 1963 della coalizione di centro sinistra con la partecipazione al governo del Partito Socialista.

Dal 1968 emerse un nuovov riferimento alla memoria della Resistenza, il movimento studentesco, il quale rivendicava la dimensione di classe della lotta partigiana e si collocava in aspra polemica, non solo con la dimensione celebrativa unitaria del centro sinistra al governo, ma anche in contrasto con l’opposizione governativa del PCI, responsabile, agli occhi del movimento studentesco, di avere accettato l’ordine costituito e tradito anch’esso i temi della Resistenza come occasione mancata e rivoluzione interrotta.

La ricorrenza del 25 aprile, per questa ampia area della sinistra radicale, divenne una vera e propria scadenza di lotta indirizzata sia contro il fascismo squadrista, responsabile di innumerevoli episodi di violenza e di attentati, sia contro il fascismo di Stato della DC, considerata strumento dei progetti reazionari del blocco capitalista. In questo clima di alta tensione e di scontri di piazza a prevalere fu la convergenza e la coesione a difesa delle istituzioni minacciate dal tentativo eversivo fascista a suon di bombe e dalla sfida del terrorismo di sinistra, che rinsaldarono l’antifascismo dei ceti popolari e la solidarietà tra i partiti fondatori della Repubblica e della Costituzione.



A partire dagli anni ottanta la narrazione antifascista è stata posta sotto accusa e criticata radicalmente in virtù di un nuovo assetto politico del Paese con la nascita del pentapartito ed un rinnovato isolamento del PCI. Ritornarono in voga critiche all’operato dei partigiani comunisti in episodi già largamente discussi dalla storia, nel tentativo, non nuovo, di mettere sotto accusa le azioni partigiane condotte dai partigiani comunisti, al fine di screditarle. Questa operazione era ispirata dalla nuova politica del PSI che attraverso la figura del suo leader, Bettino Craxi, si faceva fautore della cosi detta grande riforma per un rinnovamento istituzionale che portasse a fondare quella nuova Repubblica che, nelle intenzioni del gruppo dirigente socialista, doveva fornire strutture istituzionali adeguate alla modernizzazione del Paese e che trovava invece nell’impianto della Costituzione nata dalla Resistenza un ostacolo da superare anche a costo di alimentare pericolose derive revisionistiche. 

Così, al ricordo della violenza fascista furono contrapposti quello delle stragi delle foibe perpetrate contro gli italiani dai comunisti di Tito e quelle uccisioni di fascisti commesse da ex partigiani nell’immediato dopoguerra. Furono inoltre portate alla ribalta e al clamore dell’opinione pubblica, utilizzando anche mezzi di propaganda, le violenze (tra l’altro già ampiamente riconosciute) compiute dai partigiani comunisti ai danni di partigiani di altro colore (eccidio di Porzus in Friuli). Il Comitato di Liberazione Nazionale (CNL) fu accusato di essere all’origine del sistema corrotto della partitocrazia italiana e la lotta di liberazione fu rappresentata come una guerra civile tra due opposte fazioni, nessuna delle quali avrebbe goduto dell’appoggio popolare, minando alla base uno dei cardini della memoria pubblica antifascista della Resistenza seconda la quale il sostegno del popolo italiano fu fondamentale alla riuscita e alla violenza della lotta di liberazione. Argomenti e tatticismi mai scomparsi dalla propaganda di liberazione.

Gli anni ‘90 rappresentano l’apice della crisi della repubblica partitica, fino ad allora aveva governato il paese. La fine della guerra fredda, l’aumento esponenziale del debito pubblico, la corruzione pubblica e privata venuta alla luce grazie all’operato del pool del Tribunale di Milano, la minacciosa e cruenta offensiva della mafia, le divisioni della maggioranza parlamentare e politica portano al disfacimento della classe politica. Dopo le elezioni del ‘92, sull’onda dell’espandersi giudiziaria di Milano, ribattezzata Mani Pulite, la Presidenza del Consiglio viene affidata dal Presidente della Repubblica, Oscar Luigi Scalfaro, a Giuliano Amato. Si svolge nell’aprile del ‘93 il referendum che determina l’introduzione del sistema maggioritario parziale (75% maggioritario, 25% proporzionale), che trasforma in senso bipolare il sistema elettorale italiano. L’incarico di Presidente del Consiglio passa a Carlo Azeglio Ciampi, ex governatore della Banca d’Italia.

Il quadro politico italiano, rispetto a quello che era stato fino ad allora e completamente stravolto. Il confronto nelle elezioni del ‘94 avviene tra due blocchi che sono composti da forze politiche che, quantomeno formalmente, si presentano agli elettori come forze innovative. I risultati elettorali premiano il blocco di centro destra che si accinge ad andare al governo del Paese con una coalizione formata per la maggior parte da organizzazioni politiche che non derivano affatto da quelle formazioni fautrici della Repubblica e della Costituzione.

Tutto ciò contribuì alla rimessa in discussione dei miti di fondazione della Repubblica e della gerarchia dei simboli nazionali a dimostrazione di quanto fosse sopita, ma non certo superata, la vecchia frattura tra coloro che nel Paese si riconoscevano nei miti fondanti del nazione, nel loro aspetto simbolico e rituale, alimentato attraverso le ricorrenze celebrative delle feste civili, e quanti, invece consideravano gli stessi miti come una sorta di acqua passata. Questo nuovo scontro culturale raggiunse l’apice proprio nel nel 1994 a ridosso della Festa del 25 aprile ed immediatamente dopola vittoria elettorale che portava al governo quelle forze che si facevano promotrici do quell’idea dei miti repubblicani che prima abbiamo definito acqua passata. Fu soprattutto da allora in poi che si creò una sorta di corto circuito tra le discussioni nazionali, i nuovi elementi della storiografia e l’uso pubblico della storia. Infatti con l’ascesa al potere del centro destra, con il nuovo governo in cerca di legittimazione interna ed internazionale, si orienta la discussione storica culturale al di là dei classici schemi degli storici di professione, coinvolgendo a pieno titolo l’operato dei mass-media. Fu il significato del 25 aprile (forse anche perché la ricorrenza la cui data è immediatamente successiva alla vittoria elettorale delle destre) ad essere coinvolto e messo in discussione in primo luogo e conseguentemente a ritornare come era stato nei primi anni dopo la liberazione fonte di contrasto e di acceso dibattito sia culturale che politico. 

Il nostro Paese ha bisogno di una riconciliazione, superando tutte le controversie del passato, condividendo le Memorie.

mercoledì 9 aprile 2014

Super Bugs Bunny

Noto con estremo stupore che la gente normalmente non riesce a fare un collegamento tra la propria condizione di vita e il fatto di non pagare la bolletta, del non riuscire a trovare lavoro, a sistemare i figli, a pagare il mutuo e le reali responsabilità di chi lo ha messo in queste condizione. Come se fosse una questione magica o un sentimento che proviene dall'esterno, una congiuntura strana provocata da esseri soprannaturali. 

Il collegamento è semplice, la nostra condizione di vita le nostre prospettive ed il fatto di avere questa grave crisi economica ha delle precise responsabilità, con dei nomi e con dei cognomi, evidentemente o non vogliamo farlo o non abbiamo la voglia di volerlo fare perché preferiamo prendersela con noi stessi. Basta fare il parallelismo dell’aumento esponenziale degli psicofarmaci, in questo periodo, che sono aumentati di oltre il 120%. Tuttavia preferiamo rivolgere la nostra attenzione, la nostra sensazione di disaggio su noi stessi, invece che sui reali responsabili di chi ci ha portato a questo sfacelo.

La situazione è completamente disarmante, perché noi abbiamo una precisa responsabilità da parte di coloro che sono attualmente la classe dirigente, ora non c’è da prendersela con Bugs Bunny che è l'ultimo del popolo che è stato portato alla massima funziona istituzionale di questo paese ha Presidente del Consiglio.

Allora qual’è il nostro problema, il nostro problema è il Super Bugs Bunny, il problema è Matteo Renzi, ma non perché ce l'ho con lui personalmente, persona che potrebbe anche essere simpatico come giovanotto da conoscere, però è per chi rappresenta in questo momento, la classe apicale, al di là del fatto di come ci sia arrivato a fare il Presidente del Consiglio, il problema è che in questo momento lui ha le leve del comando.

Era immaginabile, dopo tutto quel casino che ha fatto per entrare a fare il capo del governo, che avesse già dei provvedimenti pronti, che aveva già dei decreti legge, quando ammoniva Enrico Letta che l'immobilismo non va bene, gli italiani soffrono, l’Italia non va bene dobbiamo fare delle cose, hai tutto il mio appoggio come segretario del partito se tu fai effettivamente dei provvedimenti, ed arrivasse a palazzo Chigi, con la sua task force, con i suoi consulenti, con i faldoni già pronti delle cose da fare.

Dal 22 febbraio il presidente del consiglio, Super Bugs Bunny ad oggi, i provvedimenti sono solo annunciati, l'unica cosa che Renzi ha partorito sono le famose 32 slide.   

32 slide di proclami, di slogan che Bugs Bunny ha fatto per andare a dire cosa lui farà nei prossimi mesi. 32 slide che sono impressionati. Una rock star che ha fatto il giro dell'Europa, delle capitali europee, così come aveva fatto la rock star precedente Enrico Letta, così come ha fatto Mario Monti, fanno il tour del vecchio continente con i soldi del popolo italiano. Vanno a fare un po' di conoscenza per sistemare alcune cose, pero' sicuramente per non risolvere i problemi di questo paese. Invece di essere chiuso a palazzo Chigi per licenziare dei provvedimenti, in questo momento gravissimo, e' andato in tour. In queste 32 slide si possono notare che ci sono delle cose assai bizzarre. Alcune slide, per esempio, che con la crisi finanziaria non ci azzeccano assolutamente nulla, come ad esempio l'abolizione del Senato, l'abolizione delle Province e il precariato, cioè tutti provvedimenti del coniglietto sono finalizzate a rendere strutturale e definitivo il precariato. Non a creare posti di lavoro a tempo indeterminato subordinato all’infinito in modo di dare prospettiva ai giovani che possono quindi programmare la loro vita, fare una famiglia, acquistare una casa, fare un mutuo, cercare un futuro con una prospettiva di una meritata pensione. 

No! La finalità è rendere tutto il popolo italiano precario



Le slide del coniglietto fa scopa con la notizia che Unicredit nello stesso momento ha dichiarato che taglierà 5.700 posti di lavoro. L’occupazione, quindi, va sempre più ad abbassarsi, la disoccupazione sempre più ad aumentare. In tutti questi provvedimenti di lavoro non uscirà un solo nuovo posto di lavoro. La notizia del meccanismo salva-stati (MES) di 50 miliardi aggiuntivi che noi tutti gli anni dobbiamo andare a trovare, creerà ancora più disagio sociale, provocherà ancora di più contrazioni di consumi, provocherà ancora di più disoccupazione. Quindi Super Bugs Bunny a poco a che fare con il lavoro, ha molto ad andare a guadagnare dal punto di vista mediatico, perché adesso l'operazione che ha fatto e del tipo post datato, come conoscono bene il linguaggio i cittadini italiani. Il post datato è: “Io grazie ad un provvedimento tampone, una tantum, vado a dare 80 euro messe a tutti coloro che guadagnano meno di 25.000 euro lordi annui” Riflettendo, 25.000 euro lordi l'anno significa 18.000 euro netti l'anno, però per 13 mensilità sono 1.350 euro mese, quanti sono i cittadini italiani che lavorano? In secondo luogo quanti sono i cittadini italiani che hanno un posto che gli da 1.350 euro mese? Non pensate che siamo tantissimi, non sono sicuramente i 10 miliardi che ha propagandato. I soldi non sono quelli, perché la platea degli spettatori di questi provvedimenti normativi, o meglio di questi provvedimenti annunciati, sono molto ma molto pochi.

In ogni caso. dal punto di vista sostanziale, tutte le categorie che sono in attesa di rinnovo di contratto, anzi c'è tutto il popolo italiano occupato, sia nei lavori pubblici che privato, è in attesa di contratti da anni. Questi 80 euro non sarebbero neanche lo scatto di aumento stipendiale che avrebbero se i contratti sarebbero stati rinnovati. Allora che fa il coniglietto? Invece di andare a rinnovare i contratti, che è la cosa giusta da dover fare, per evitare di mettersi nella trattativa sindacale, da a pioggia 80 euro mese, ma solo per quest'anno. La copertura 10 miliardi per il momento non l’ha trovata per quest'anno, bisognerebbe trovare la copertura strutturale per tutti gli anni avvenire, fare una manovra pluriennale per cercare di pareggiare l’operazione. Come sappiamo tutti, con il vincolo del pareggio di bilancio che abbiamo in Costituzione ogni manovra deve avere il saldo a "0". Se io do un euro a qualcuno, qualcun'altro me lo deve dare quell’euro, e chi
volete che gli dia questi soldi? Gli evasori, i ricchi, le lobby finanziarie? Saremo sempre noi, come ci da 80 euro, noi 80 euro dobbiamo andare a versare, perché il saldo deve essere sempre "0"
Sembrerebbe quasi come la social card del governo Berlusconi, ricordate la carità che ha fatto? Ha speso forse di più per fare il microchip che le carte piuttosto che quei pochi euro che i pensionati potevano andare a spendere al supermercato, questa sarebbe la carità di Super Bugs Bunny a saldo "0", perché con la mano ci da e con l’altra mano si riprenderà. Si li riprenderà con la Tasi, con la Tarsu, con l'aumento dell’Imu, con i servizi sociali che saranno a pagamento. 
Il coniglio dice che in base alla 'spending review' che taglierà 45 F35, precisiamo che l’operazione va fatta per il totale, perché l'Italia ripudia la guerra come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali ed è un paese profondamente pacifista, lo è sempre stato tranne che per qualche bislacco che l'ha portata alla guerra sbagliata e perdendola. Poi venderà la portaerei Garibaldi, venderà caserme, venderà aeroporti militari, cioè noi vendiamo i gioielli di famiglia per andarci a mangiare la pizza. Il saldo per cui ragionare è: anche se sbagliato vendere i F35, è giusto dal punto di vista assoluto, però noi vendiamo delle cose che in teoria sono dallo Stato Italiano, così come le privatizzazioni, diamo delle cose nostre in cambio di pochi spiccioli, ma con quei pochi spiccioli, al di là della ripresa immediata dei consumi per quei pochi euro, il problema rimane strutturale che non funziona. 

Intanto dovrebbe spiegare, Super Bugs Bunny, se proprio non si intravvedono gli estremi del voto di scambio e quindi di un reato, io ti do in cambio di, perché guardate bene la prima scadenza è il 27 di maggio, stranamente il 27 di maggio è il giorno dello scrutinio del risultato delle elezioni europee, cioè prima si vota per le europee, prima mettiamo in cantiere il risultato delle europee in modo che per 5 anni stiamo tranquilli in modo che l'Europa non lo potrà attaccare nessuno, poi ti darò. Ma anche ammettendo che non esiste il voto di scambio, dal punto di vista politico e sicuramente censurabile una operazione del genere, prima perché non ha ancora le coperture, secondo perché è post datato, terzo perché non risolutivo dei problemi degli italiani.

Il problema degli italiani è troppo complesso, se facciamo un piccolo calcolo noi abbiamo 121. 500 € ogni minuto che passa, non è sicuramente la vendita all'asta dell’auto blu, un parco macchine estremamente numeroso e qualche ferro vecchio da vendere a 7-8 mila euro al miglior offerente che potrà risolvere il problema. Dovrebbe spiegare, il coniglietto corri corri, come è possibile che lui ha occupato per tre anni un attico nel centro di Firenze, non pagato da lui, un'altra casa tipo Scajola, con contratto di fitto al nome dell’amminstratore delegato di una società comunale, in cui viveva il sindaco di Firenze. Questo dovrebbe spiegarlo, come dovrebbe spiegare perché durante la propria gestione, adesso sia stato rubato un affresco a Pompei o quando è crollato un muro e sono state chieste le dimissioni del ministro dei beni culturali, Bondi, adesso che hanno rubato un affresco perché il ministro Franceschini non si dimette. Noi CITTADINI dobbiamo chiamare alle proprie responsabilità i singoli autori degli illeciti, fin quando pensiamo che la responsabilità politica non esiste, perché non corrisponde ad una responsabilità giuridica, il problema sarà irrisolvibile.

Per concludere, l’unica cosa che ho trovato di mio gradimento l’altra domenica a Porta Portese, una grande kermesse commerciale romana, è un cartello in uno stand, nel termine linguistico inglese, in uso comune, una bancarella, che diceva:


“Finalmente la crisi è finita, è arrivata la miseria”


Questo è esattamente il simbolo della decadenza dell'area urbana, il simbolo della decadenza del libero mercato. I mercati, quelli che in realtà tengono ostaggio il paese, quelli che controllano il debito pubblico, quelli che hannnoo minato Renzi, quelli che hanno il potere, sono come il mercato di Porta Portese.

Un gregge inaudito di pecore che cammina attraverso il mercato: i compratori, le bancarelle: i venditori. C'è qualcuno che è più furbo che guadagna in ogni caso, che è il banco, in questo caso il comune di Roma. 20 € lineare per giorno a prescindere se la bancarella vende, a prescindere se il gregge compra, il banco vince e incassa. Questo è il simbolo, l’emblema del libero mercato, un grandissimo mercato di Porta Portese, dove pochissimi comprano, tantissimi offrono, e i furbi, il potere finanziario o meglio le banche sono quelle che in realtà vincono sempre in qualsiasi caso.



martedì 11 marzo 2014

Speculum Italicum (fatti i fatti tuoi)

Quasi tutti gli uomini possono far fronte
alle avversità, ma se vuoi mettere alla 
prova il carattere di un uomo, dagli il potere.
                                        Abraham Lincoln

Della Cancellieri si sono perse le tracce, le notizie, non se ne parla più. Dopo lo scandalo Ligresti sembra che il potere abbia messo tutto sotto il tappeto, ed è l'unico modo che ha di solito per poterne uscire salvo ed indenne che è quello di non parlare delle cose, di non parlare di nessun riflesso, di nessun problema.

Tutto va bene “Madama la marchesa” questo è il motto che ha il potere, non bisogna mai creare problemi a chi conduce, non parlate al conducente, ma così come non si parla più della Cancellieri, non si parla più di Passera, di Fornero, di Monti. Vi ricordate tutti questi salvatori della patria che la gente applaudiva per dire il nuovo che avanza, finalmente la finiamo con la prima repubblica, abbiamo i tecnici, abbiamo che si occuperà di noi e ci risolverà i problemi.

I problemi sono rimasti inalterati, anzi si sono aggravati nonostante le elezioni, alla fine è stato nominato Presidente del Consiglio uno che non è stato eletto da parte del popolo.

Ora non vorrei cavalcare una battaglia come quella di Berlusconi, ci mancherebbe altro, però è un dato oggettivo che oggi si trova a governare chi non ha avuto un mandato popolare. In tutto questo è passata inosservata l’incostituzionalità della legge elettorale e quindi la politica italiana ha disegnato un Parlamento completamente illegittimo ed incostituzionale. Tuttavia i cittadini che cosa hanno fatto, hanno condonato dal punto di vista simbolico questa illegittimità, perché tutta quella massa di persone che sfiora quasi 3 milioni di cittadini tutti maggiorenni tranne qualcuno, dal momento che potevano votare anche chi aveva più di 16 anni, hanno approvato questa operazione illegittima. 
Invece di fare la cosa giusta disertando le urne, i cittadini hanno votato facendo una grande colletta nei confronti del Partito Democratico, oltre al finanziamento illecito, oltre al finanziamento pubblico incostituzionale, gli hanno dato anche dei soldi spicci dandogli ulteriore benzina per dire “Vai avanti”, condonando quindi queste illegittimità costituzionale.

Sostanzialmente, in Italia, è stato Unto da parte del Signore un altro salvatore della patria, un altro che non ha mai lavorato in vita sua, ed è l'unico italiano che ha migliorato la propria condizione sociale ed economica.

In un paese in cui la crisi morde alla pancia di tutti gli italiani, abbiamo un cittadino che finalmente ha trovato un posto di lavoro, tanto ha fatto tanto ha detto che finalmente è riuscito nel suo intento che è quello di diventare leader del PD. Cosa farà lo saprà soltanto la storia, in questo momento possiamo solo tentare di indovinare. Sto parlando di Matteo Renzi, quasi un personaggio dei cartoni animati, ricorda Bugs Bunny, quel coniglietto grigio, esattamente un personaggio di plastica, un personaggio che non dice nulla, anzi si potrebbe coniare per lui un termine “la supercazzola con scappellamento a destra”, cioè dice, dice, dice ma alla fine non racconta assolutamente nulla. Usa, è vero, i termini giusti soggetto, predicato, complemento però quando si va a scavare nei problemi, a dire quali sono le soluzioni, non può dire assolutamente nulla.
Facciamo una notazione. L’Unicredit ha pagato la campagna per le primarie a Matteo Renzi, ora fatevi una domanda, ma com'è possibile che la prima banca d’Italia, o la seconda perché se la gioca con Intesa San Paolo, paga la campagna elettorale a un uomo che si prefigge di rottamare, che si prefigge di cambiare lo Stato attuale, di riformare, di rivoluzionare il sistema italiano? Quali interessi ha Unicredit, che da pochissimi soldi ai cittadini, all’imprese, alle famiglie facendosi pagare, per i pochi soldi che presta, il denaro molto di più di quanto in realtà lo paga la banca dalla BCE, perché regala dei soldi a Matteo Renzi a fondo perduto? Perché evidentemente lui non è altro che il prestanome di quegli assetti di potere. Il PD ha sostituito Montepaschi di Siena, adesso il nuovo leader lo ha sostituito con Unicredit. Sempre un colosso bancario, sempre un colosso finanziario, sempre un certo assetto di poteri costituiti, mai quelli della povera gente. 

Sicuramente Togliatti e Berlinguer si stanno rivoltando nella tomba, adesso l’erede del partito comunista ha un nuovo leader: Matteo Renzi alias Bugs Bunny. I cittadini stanno subendo una lenta modificazione, di sinistra non c'è rimasto assolutamente nulla, abbiamo però un partito che determina, in teoria, degli obiettivi di sinistra che si fa pagare dalle banche e dai colossi finanziari. 
A questo punto è certa la soluzione, che la povera gente avrà sempre da perdere, ma in tutto questo la povera gente che cosa fa, protesta con il forcone? Non mi pare, va a fare la fila alle pompe di benzina, proprio per evitare di scendere in piazza con i forconi, ha paura di rimanere senza benzina e scappa per andare a fare il pieno alla macchina.
Si potrebbe dire che i forconi hanno una serie di problematiche, protestano e basta, e in effetti è vero. 
Infatti l'osservazione che vorrei fare è: come mai la polizia si toglie il casco nelle manifestazioni dei forconi? Una polizia che sicuramente è degna di nota e di rilievo, nel senso che non sono sicuramente degli sciagurati, però contestualmente quando protestano gli studenti, l'abbiamo visto con la manifestazione all’università della Sapienza, invece senza essere provocati prendono i manganelli e li tirano addosso ai poveri studenti. Perché con i forconi si tolgono il casco mentre con gli studenti universitari prendono il manganello? La spiegazione è semplice, è che i forconi sono titolari di partita iva, artigiani e commercianti, gente che ha da perdere e quindi che sta facendo finta di protestare, poiché vive di provvidenza pubblica, di aiuti di stato, ha bisogno di lanciare un messaggio al governo per dire: manifesto la protesta però fino a un certo punto, alla fine mi devo fermare, perché ho da perdere la casa, la famiglia, il lavoro e tutto il resto annessi e connessi.

Dunque la protesta è solamente un avvertimento per meglio dire, guarda che io sto provando a dirti una cosa, se tu ci senti mi fai una leggina o mi aggiusti quel piccolo dettaglio e tutto ritorna a posto. Gli studenti universitari che non hanno nulla da perdere, gli hanno ipotecato il futuro in un mondo che è senza lavoro, senza pensione, senza casa, senza salute, senza nulla, è chiaro che qui il serbatoio culturale possa portare realmente alla violenza e loro non si fermano a Gioia Tauro, non si fermano alle porte di Roma per inutili promesse, sono capaci di andare dentro le istituzioni, sono capaci di andare al Quirinale o al palazzo Chigi e prendere chi pro tempore si trova lì e lo buttano dal balcone. Proprio per questo i poliziotti picchiano duro, perché vogliono sedare sul nascere la ribellione, e allora ci si rende immediatamente conto del marasma in cui ci troviamo.
Dall'altro lato, che cosa abbiamo in altre parti del pianeta, la morte di Nelson Mandela, un uomo simbolo della segregazione razziale, un uomo che ha fatto 27 anni di carcere: premessa necessaria per capire come la gente solitamente ragiona, come e perché la gente stessa che evita il cambiamento e si pone come freno al cambiamento stesso. 27 anni di prigionia di Nelson Mandela, però tutti gli altri bianchi o neri che fossero, stavano a casa, non è che per caso hanno fatto una manifestazione davanti al carcere per dire “O liberi Nelson Mandela o ti distruggo mattone per mattone il carcere. Alla fine è stato costretto a starci 27 anni, mentre ci poteva stare solo il giorno dell'arresto e la colpa è nostra, nostra perché noi non facciamo mai le cose giuste, pensiamo soltanto ai nostri piccoli interessi. Contestualmente che succede invece a Kiev in Ucraina, prendono la statua di Lenin la buttanoa a terra e ci tagliano la testa. Una dimostrazione pro UE in quanto il governo di Kiev sta cercando di evitare di entrare nell'unione europea, cosa che noi avremmo fatto bene a pensarci prima visto il guaio in cui ci siamo cacciati. Chi è Lenin? A qualcuno potrebbe far ribollire il sangue, uno sporco comunista che mangiava i bambini, invece era un avvocato russo che ha rinunciato ad una carriera da benestante, appartenente ad una famiglia ricca che ha capito l'ingiustizia profonda del mondo e ha fatto la rivoluzione conto terzi e l'ha fatta per il popolo russo. 

Adesso a distanza di 90 anni questo simbolo viene preso e gettato a terra. Non vorrei che per come ragionano i cittadini fra 90 anni prendano la statua di Nelson Mandela la buttano a terra tagliandogli la testa. Facendo il parallelismo fra quello che succede in Italia e quello che succede in altra parte del mondo abbiamo un grande problema; il problema che l’uomo cerca di evitare di usare la ragione, cerca invece di pensare soltanto con la pancia e con il proprio personale ed egoistici interessi. Finché non riusciamo a capire che il freno assurdo al cambiamento siamo noi, è inutile che ce la prendiamo con qualcun'altro ce lo dobbiamo prendere con lo specchio, perché è quello che c'è da mettere di fronte al nostro essere. Il nostro essere diversi, per cercare qualcosa di diverso dobbiamo cambiare noi, cambiando tante persone si cambia completamente il mondo, questo è il silenzio e il segreto del messaggio che bisogna lanciare, che è quello che tutte le persone che hanno avuto un intelligenza non superiore, ma un'intelligenza più viva più elastica, hanno cercato di fare raccontandolo nelle favole, nelle leggende e negli esempi pedagogici: le gesta dell’eroe. Eroi scomparsi, oggi ce ne sono notevolmente di meno, perché l’esempio pedagogico che è stato dato è “Fatti i fatti tuoi che campi cent'anni di più”. 
Mai qualcuno che si è lanciato per fare qualcosa per gli altri ha avuto durante la propria vita dei benefici, è stato disegnato un posto importante per questi grandi personaggi nella storia, nei libri di storia, ma nella vita di tutti i giorni hanno dovuto sopportare pene, castighi e sanzioni. 

Ora noi dobbiamo cambiare modo di ragionare, dobbiamo cercare di far le cose giuste ed evitare di fare le cose sbagliate e che il nuovo anno, appena cominciato, non si trasforma in una barzelletta così come la canzone di Lucio Dalla in cui sarà tre volte Natale e festa tutto il giorno, perché in questo mondo fantastico popolato da sirene, gnomi e pifferai magici che prendono il popolo e lo portono da una parte all'altra, addirittura con i soldi propri pagando le collette, non dobbiamo seguirli, dobbiamo seguire noi stessi. Dobbiamo avere la capacità di capire e di pensare di analizzare la società. Vista la società profondamente ingiusta, dobbiamo fare di tutto per cambiarla nei termini giusti, ma il cambiamento non si può fare soltanto conservando quello che abbiamo, perché se ognuno conserva quello che ha è chiaro che vinceranno sempre i furbi e sempre i ricchi. Noi dobbiamo essere i primi che mettiamo le cose sul tavolo, resettiamo tutto, solo resettato tutto ricominciando da capo e creare un mondo più giusto e più eguale, noi abbiamo la possibilità di essere non puniti, non sanzionati da parte della storia. La storia ci giudicherà per quello che abbiamo fatto, così come ho fatto l'osservazione durante la prigionia di Nelson Mandela, i neri e i bianchi tutto hanno fatto tranne che fare le cose giuste, evitiamo che i nostri figli e i nostri nipoti ci potranno tacciare un giorno di essere stati:

prima quelli che per ventanni siamo stati sotto Mussolini
poi per vent'anni sotto Berlusconi
non vorrei che adesso stiamo per quarant’anni sotto Renzi e company.

Gli eventi recenti, la crisi europea e quella che sta soffrendo in particolar modo l’Italia, hanno dimostrato che non possiamo demandare il nostro futuro a una ristretta cerchia di persone. Se chi ha la facoltà di decidere i destini dell’economia, compresi il livello di debito e le tasse che paghiamo, ne trae un vantaggio personale, come nel caso delle lobby finanziarie e politici, i primi a cacci di utili, i secondi di voti, allora la decisione non viene presa per il bene comune dell’economia in generale e per quello dei cittadini. Poteri che non mollano la presa, continuando a prosperare incassando megaguadagni, mentre noi annaspiamo in questo iniquo e scadente surrogato di democrazia e mercato. La Sovranità della moneta va ridata agli Stati. E’ una grande sfida che vale la pena affrontare. Per un futuro migliore.



lunedì 24 febbraio 2014

Lettera aperta al Presidente del F.A.I (di Serenella Fabiani)

Alla cortese attenzione del dott. Andrea Caradini, Presidente del FAI

S'i' fosse foco, ardere'i' l mondo;
s'i' fosse vento lo tempestarei;
s'i' fosse acqua i' l'annegherei;
s'i'fosse Dio, mandereil' en profondo;

Queste parole del sonetto di Cecco Angiolieri interpretano bene il mio stato d'animo, parole ovviamente provocatorie per dire che, se io fossi la forza degli elementi che hanno generato il mondo: FUOCO - ACQUA- VENTO - DIO, vorrei poter, in men che non si dica, ridare dignità a questa nostra Terra che è l'Italia. Tutti, chi più chi meno, stiamo distruggendo questo bel territorio che il mondo intero ci invidia. La natura tutta, dal mare ai monti, dai boschi ai laghi, dalle città piene di cultura e d'arte ai paesini pieni di sane tradizioni che ora, come una corona del re, tempestata di brillanti e pietre preziose , viene gettata in discarica fra le tante immondizie perché l'ignoranza non fa comprendere il valore e la bellezza.

Antonella Mas:i Il cielo è azzurro, le montagne sono verdi.... 
peccato che c'è qualcosa che disturba il nostro sguardo
Il nostro territorio ed i nostri beni artistici sono ad alto rischio per disinteresse e disaffezione, in alcuni casi, ahimè sono già irrecuperabili. Io come cittadina sensibile a queste tematiche, ho cercato nel mio piccolo, di essere attenta osservatrice del territorio denunciando e rendendo partecipe altre persone a ciò che spesso è sotto gli occhi di tutti come una grossa struttura in cemento armato costruita tra i boschi in una località in Abruzzo, denominata : la Piccola Svizzera". 

Un vero e proprio eco-mostro che "troneggia" da più di 40 anni in una zona incontaminata a testimonianza dello scempio che, amministratori insensibili e privi di scrupoli, hanno permesso tra i Comuni di Tagliacozzo e Cappadocia, in provincia de L'Aquila.

Fortunatamente l'abominevole struttura è stata requisita dallo Stato poiché i costruttori, legati alla malavita organizzata, sono stati assicurati alla giustizia.Spesso però queste "oscenità" rimangono sul territorio poiché nessun "evento" corre in soccorso!!

Nel nostro caso si sono fermati i lavori gioco-forza prima che venisse completata " l'opera"destinata a mega albergo, una vera e propria colata di cemento tra i boschi di castagni e faggi.
In molti dal 2008 siamo impegnati a denunciare ed a chiederne la demolizione. Negli anni tutta l'area circostante è stata adibita, ad opera di ignoti, a discarica a cielo aperto anche con materiale nocivo. Abbiamo informato, con lettere accorate, le istituzioni locali, la Regione Abruzzo ed il FAI. Abbiamo partecipato per due edizioni alla raccolta firme con le cartoline dei "Luoghi del Cuore" ( 2008 e 2012). Una folta corrispondenza, telefonate, invio di foto e documentazione varia, un articolo pubblicato sulla rivista del FAI : Il Giornale dell'Arte, con il titolo "Eco.Mostro della Marsica" e articoli sui quotidiani locali.Tutto rimane fermo, la Regione Abruzzo, nonostante le tante promesse, non ha mai prodotto nulla a sostegno della causa; quello che però ci amareggia è che il FAI, che doveva dar voce al nostro accorato appello e sollecitare chi di dovere, ci ha invece abbandonati con un comportamento per nulla dissimile dai burocrati delle amministrazioni statali. L'unica risposta che ci è stata data è quella di ritentare l'esperienza della segnalazione nel prossimo censimento del FAI.
Incredibile!!

Fiorenzo F.: ...e pensare che questo mostro e ' meno pericoloso
di tanti mostri umani , giusto ad abbatterlo,
 ma sempre gli umani sono stati
Pur nella consapevolezza che molte purtroppo sono le segnalazioni dei cittadini per bene che non vogliono assistere impotenti a tanto degrado, non posso accettare i comportamenti deludenti di collaboratori del FAI che dovrebbero incoraggiare e mai deludere!

Ho sempre creduto che l'impegno e la volontà determinano la riuscita, purtroppo devo registrare che non è sempre così. Il FAI ci invita a fare "il nodo al fazzoletto" per ricordarci di salvare quell'Italia fatta di arte e di paesaggi che sta pian piano morendo, proponendoci come attori principali poiché solo con la nostra presa di coscienza possiamo arrivare a questa "rivoluzione". Vorrei ancora prestare fede a tutto questo e credere ancora che tutto è ancora possibile pur rimanendo amareggiata, forse questa piccola realtà abruzzese non è di grande interesse, non fa notizia, non raccoglie mondanità. In tutto questo ho messo il massimo, anzi più del massimo per riuscire nell'intento perché sono fra quelle persone che ancora hanno voglia di credere in un mondo migliore per tutelare i nostri beni artistici ed i nostri paesaggi e perché ho la consapevolezza che tutto quello che ci è stato "donato" non è un bene imperituro e inesauribile.

A tal proposito, nel nostro intento c'è la realizzazione di un progetto che abbiamo presentato a corredo di tutto il nostro lavoro, un'area attrezzata inserita in un percorso naturalistico per scolaresche e visitatori allo scopo di presentare, con apposita cartellonistica importanti illustrazioni su quello che l'uomo, in modo scellerato,aveva realizzato e quello che altri hanno creato per salvaguardare questo piccolo pezzo di territorio che appartiene a tutti noi.

Vorrei ancora credere per non demordere e far ritornare quell'angolo di terra che grida AIUTO al suo legittimo e unico aspetto: la Bellezza che solo la Natura ci regala per essere migliori.
Saluti, con stima Serenella Fabiani da Roma
( la lettera è stata inviata anche alla dott.ssa Ilaria Borletti Buitoni in qualità di sottosegretario dei BB Culturali), nell'augurarle buon lavoro la ringrazio per l'attenzione.

L’art. 9 , “ il più originale della nostra Costituzione”.

Per la prima volta nella storia, la tutela del patrimonio artistico e del paesaggio entravano fra i principi fondamentali di uno Stato. 

La Corte Costituzionale, in ineccepibili sentenze, ha letto l’ art. 9 in sintonia con l’art. 32, che tutela la salute “come fondamentale diritto dell’ individuo e interesse della collettività”. Paesaggio e ambiente formano dunque un’unità inscindibile.

Dobbiamo … partire da una definizione operativa di paesaggio, passando dal paesaggio “estetico” ( da guardare) al paesaggio “etico” ( da vivere). Il nesso primario fra paesaggio e ambiente, “valore costituzionale primario e assoluto” secondo la Consulta, implica il forte legame fra tutela del paesaggio e tutela della salute, fisica e mentale.



mercoledì 12 febbraio 2014

Spesa pubblica

La razza umana ha una sua patologia strana rispetto a tutti gli altri animali. Mentre per gli altri animali l’esperienza, la cronaca ed i fatti della vita quotidiana entrano e diventano patrimonio genetico di tutta la razza e della loro progenie, per l’uomo esiste un’altra patologia: cancellare la storia, cancellare ogni riferimento storico ed il suo insegnamento.

Perché dovremmo fare riferimento alla storia? Perché ci da la spiegazione di quello che è accaduto, dandoci la prognosi di quello che potrebbe accadere nel prossimo futuro. 

L’Italia ha realizzato una serie infinita di errori strategici con la partecipazione di tutti gli italiani, quando dico “italiani” dico “noi italiani”, perché non avendo responsabilità politiche ognuno dei cittadini italiani ha concorso a questa situazione. 

Ha concorso per omissione, ha concorso per commissione esercitando, bene o male, il diritto di voto diventando concorrente della disastrosa situazione. Nessuno può cacciarsi fuori da questo dicendo “Io non c’entro”. In un modo o nell’altro certo chi ha più responsabilità ha più da pagare, ma anche chi ne ha di meno ha qualcosa da farsi perdonare. Abbiamo creduto che il mercato fosse la soluzione di tutti i problemi, che l’incontro tra domanda ed offerta sui beni e sui servizi fosse l’equilibrio, fosse la giustizia, fosse il modo di cercare di amministrare nel migliore dei modi possibili, anche per dare a tutti la possibilità di diventare ricchi. 
Abbiamo constatato che così purtroppo non è, e non poteva essere diversamente. Allo stato attuale si riscontra questa situazione; nel processo economico abbiamo tre tipi di tipologie fondamentali:

  1. Lo Stato
  2. Le imprese
  3. Le famiglie
Le famiglie sono oggi senza lavoro e senza reddito o con meno lavoro e meno reddito, quindi hanno meno capacità di spesa. Spendendo di meno consumano di meno, consumando di meno acquistano di meno il prodotto delle imprese. A sua volta le imprese vedendosi abbassare le quantità di merce che vendono, devono per forza pareggiare i costi continueranno a licenziare, con la conseguenza di ridurre gli investimenti. L’unico soggetto economico che rimane in campo è lo Stato, però cosa sta succedendo adesso. Gli Stati in base ai vincoli europei non hanno questa propensione alla spesa pubblica, anzi hanno deciso ancora di ridurre la capacità di spesa, e per una serie di vincoli europei dobbiamo abbassare volta per volta il bilancio, anno dopo anno. 

Non solo per diminuire il debito pubblico, ma anche la spesa pubblica per raggiungere la parità di bilancio. Se entrano meno soldi dal bilancio dello Stato e meno soldi si spendono è inevitabile una recessione che si andrà ad aggravare sempre in modo più sostanzioso, non avendo gli altri due operatori capacità di spendere.
Sia per quanto riguarda tutti i tipi dei sistemi economici, sia per quanto riguarda tutti i tipi dei sistemi politici, questa è l’unica cosa che non va fatta, la politica attuale è esattamente l’incontrario di quello che si dovrebbe fare. Oggi è lo Stato che deve dare l’iniezione, non soltanto di fiducia e dire “Cari cittadini spendete”, occorre che lo Stato immetta denaro nel sistema economico e produttivo con una serie di maniere diverse: con la politica fiscale e con la politica monetaria cioè una politica economica, ovvero l’intervento dello Stato nell’economia. La politica fiscale ha due sistemi opposti, uno è quello di usare le leve del fisco, l’idea che oggi si è diffusa nella maggioranza è quello di abbassare le tasse al ceto più alto, al ceto produttivo in modo da aumentarle su quelle basse. Un idea patologicamente deviata perché si pensa che chi è ricco vedendosi abbassare le tasse può spendere quei soldi in investimenti produttivi, ovvero in creazione d’impresa e quindi creazione di lavoro.

Falso. La storia negli ultimi 30 anni di tutto il mondo occidentale ha dimostrato l’esatto contrario. In questo sistema produttivo non investe più nessuno, i ricchi investono nella speculazione finanziaria non nel tessuto economico e produttivo. 

E’ chiaro che questa politica fiscale è totalmente sbagliata e truffaldina. 

Oggi si dovrebbe fare il contrario, aumentare la tassazione sui ceti più ricchi e abbassarla su quelli più poveri, in modo che quelli più poveri avranno una propensione al consumo maggiore, possono spendere più denaro acquisendo beni e servizi con le imprese che venderanno di più rimettendo in moto il meccanismo economico, produttivo ed occupazionale.

Evasione fiscale
Con l’evasione fiscale invece nel nostro paese per troppo tempo, c’è stato un patto scellerato da parte dello Stato, cioè quello di andare a cercare esattamente la contribuzione dei singoli cittadini, senza nessuna programmazione attribuendo l’immediatezza come risoluzione a qualsiasi problema, perché nell’onda delle singole contigenze di bilancio occorreva raccattare denaro urgentemente.
Dove si trovava il denaro immediato? Ovvio, ne reddito del lavoro dipendente e negli immobbili, invece di cercarlo nei flussi di denaro leciti ed illeciti.

Politica monetaria
Come potrebbe fare lo Stato ad incidere sul sistema economico rimettendolo in moto?
E’ chiaro, usando la moneta. L’Italia, però, non può più farlo perché non ha la capacità di svalutare, per esempio, la moneta con l’euro che ha la caratteristica, invece, di mantenere la stabilità dei prezzi come è stato disposto nel trattato di Maastricht. Il nostro paese, la politica monetaria l’ha delegata all’UE, o meglio l’ha delegata alla BCE, ovvero ad un sistema bancario privato. Lo Stato in conclusione, si è spogliato della politica , usa male la politica fiscale e alla fine non usa nemmeno la politica economica che era quella della prima Repubblica, più precisamente ante guerra come l’Istituto Ricostruzione Italia - IRI - Un istituto pubblico che aveva acquisito società come Motta, Alemagna, Cirio, Bertoldi, De Rica e come lo Stato si preoccupava di intervenire sull’economia, prendendo aziende che erano malate o in via di fallimento acquisendole facendo in modo che quelle aziende diventassero una ricchezza per il paese. 
Dove si è sbagliato, nel privatizzarle, nel rivenderle queste aziende? Comunque sia il giudizio lo Stato ci ha perso. Una volta quando le ha comprate, diventando patrimonio pubblico, facendo in modo che il privato portasse via gli utili, lasciando al pubblico le perdite. Poi quando le ha rivendute di nuovo al privato le ha messe al saldo di fine stagione.

Dobbiamo smetterla di seguire queste patologie croniche del ceto ricco, del ceto finanziario, del ceto bancario rispetto alla massa della popolazione che diventerà sempre più povera. Queste elite hanno un solo modo di agire, cercando di farci il lavaggio del cervello, facendoci capire che voi anche potrete diventare ricchi, ma alla fine solo uno diventa ricco. Quindi smettiamo di credere alla grande menzogna che ci viene raccontata. Il mezzo è, non solo la sottomissione nostra ma anche il principio educativo che è sbagliato. L’elite che cosa riescono a fare, privatizzano gli utili e ridistribuiscono le perdite alla collettività, cioè creano delle aziende poi vanno male rifilandole allo Stato in termini di cassa integrazione ordinaria e straordinaria. 

C’è da fare l’esatto opposto, sia della politica governativa sia delle ideologie del libero mercato, dobbiamo pubblicizzare gli utili distribuendoli alla popolazione tramite l’intervento dello Stato nell’economia; privatizzando le perdite sanzionando tutti i cittadini, tutti i rappresentanti del popolo che sbagliano. L’esatto contrario alle politiche ed alle ideologie di questo momento.